Yonder: The Cloud Catcher Chronicles ti abbraccia e ti coccola come le nonne delle fiabe

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles ti abbraccia e ti coccola come le nonne delle fiabe

Ogni tanto, dopo aver maciullato orde di zombi, dopo aver combattuto tornei sanguinosi o rapinato banche, dopo aver abbattuto navi nello spazio o speronato auto in gare adrenaliniche fuori di testa, sentiamo il bisogno di immergerci in un mondo tranquillo, con gli uccellini che cinguettano, dove il problema più grosso consiste nel raccogliere qualche ciocco di legno per aiutare il fornaio del villaggio a preparare un po' di pane.

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles è perfetto per questo scopo. Sviluppato da Prideful Sloth, che annovera tra le sue fila alcuni ex membri di Rocksteady (ascesa nell'olimpo degli sviluppatori grazie alla serie Arkham, dedicata a Batman) e pubblicato da Sony (è di fatto una esclusiva nel mercato console ma presente su PC) il gioco è una sorta di The Legend of Zelda misto a un survival game, immerso in un mondo dai suoni ovattati e dallo stile grafico morbido e colorato, che non si discosta molto da quello di The Wind Waker.

Con questo bellissimo panorama veniamo accolti sull'isola di Gemea.

Ma andiamo con ordine: dopo la creazione del personaggio tramite un semplicissimo editor, l'avventura inizia in medias res catapultandoci nel bel mezzo di un naufragio. Risvegliatici con gli abiti malconci e affamati (e senza più il resto dell'equipaggio della nave al nostro fianco) scopriamo di essere finiti sull'isola di Gemea, paradiso verdeggiante che nasconde però dietro l'aspetto gentile e accogliente, un lato più oscuro.

Basta infatti muovere i primi passi nel mondo di gioco per scoprire che da tempo l'apparizione del Miasma, una sorta di nebbia nero-violacea, sta di fatto cancellando interi pezzi di isola. Durante una visione, apprendiamo anche che una razza chiamata Sprite (spiritelli volanti che fanno un suono molto simile a quello di un gatto) è la chiave per salvare Gemea: grazie alla loro luce, è possibile far scomparire la nefasta coltre e ridare vita alle parti dell'isola che altrimenti rischierebbero di restarne divorate per sempre.

A illustrarci tutto ciò in sogno è un'enigmatica figura femminile, che ci spiega il nostro dovere: collezionare più spiritelli possibili, perché più grandi sono i banchi di Miasma, più spiriti servono per farlo scomparire. La figura ci dona anche una bussola, elemento chiave dell'avventura, che ci indicherà sempre che strada intraprendere in base alle nostre esigenze; grazie ad essa potremo decidere cosa seguire, se la missione principale o tutta una serie di missioni secondarie che sbloccheremo avanzando nel gioco.

Esatto, dopo aver compreso che forse il nostro naufragio non è stato un caso, incontreremo gli abitanti di Gemea, che hanno la particolarità di essere sempre accoglienti e disponibili e ci riempiranno di quest secondarie, in un'atmosfera di continua dolcezza e cordialità che forse potrebbe anche disgustare molti giocatori. Sarà proprio grazie a queste missioni che a volte potremo incappare in nuovi spiriti, che potrebbero poi esserci d'aiuto per la quest principale. Perché se è vero che questa è piuttosto lineare, le missioni collaterali ci faranno esplorare in lungo e in largo il mondo di gioco (tra l'altro suddiviso in otto diverse aree, ognuna con un aspetto e un clima differenti) con i compiti più disparati: mentre dissiperemo il Miasma, ci toccherà anche pescare per sfamare un tenero nonnino, ritrovare gli animali che una contadina sbadata ha perduto, riparare qualcosa di rotto procurandoci assi e chiodi.

Man mano che l'avventura prosegue, entreremo in possesso di diversi equipaggiamenti utili per la vita a Gemea, dal martello per rompere le pietre al piccone per collezionare minerali, dal falcetto e l'ascia per tagliare erba e alberi alla canna da pesca per preparare manicaretti a base di pesce. È presente un pratico menù a caselle, nel quale potremo stipare tutte le risorse che possiamo trovare in giro, compresi anche nuovi vestiti per personalizzare il nostro (o la nostra) protagonista, anche se l'accumulo compulsivo non porta a nulla di buono: conviene infatti imparare sin da subito a barattare quello che abbiamo (a meno che non serva a qualche abitante del posto) con qualcosa di più utile, presso i tanti negozianti che si possono trovare un po' ovunque, nei villaggi ma anche in qualche area più sperduta.

L'inventario è un tripudio di caselline, tutte pronte per essere riempite con qualsiasi cosa troverete in giro per l'isola.

Poi c'è persino un rifugio da sistemare, nella tradizione tipica dei giochi di questo tipo; prestissimo ci ritroveremo ad appropriarci di una vecchia fattoria abbandonata, che potremo riportare in vita con stalle, recinti e chi più ne ha più ne metta, oltre a riempirla di animali selvatici che potremo reclutare a suon di cibo. È presente difatti anche un database, che prende nota di tutto quello che il nostro personaggio scopre: minerali, ricette, materiali, piante, animali... questi ultimi, dapprima restii ad avvicinarci, possono essere conquistati dando loro il giusto cibo, fino a che non riusciremo a farci seguire e ad ammaestrarli per poterli portare presso la nostra abitazione.

Anche alcuni abitanti presentano un “misuratore di amicizia”, che sale man mano che saremo gentili con loro (o gli offriremo del cibo: a Gemea tutti pensano sempre a mangiare) fino a darci la possibilità di trasformarli in assistenti e mandarli alla fattoria per occuparsene mentre noi siamo in giro ad esplorare l'isola. Ovviamente, una fattoria avviata ci permetterà di produrre più facilmente materiali e cibo (latte, verdure, frutti degli alberi che pianteremo... ) rendendo più semplice la raccolta di risorse.

Questo è un Groffolo, un po' porcello un po' bufalo, adorabile come qualsiasi altra creatura che popola il mondo di Yonder: The Cloud Catcher Chronicles.

L'atmosfera del gioco è quindi sempre serena, che scenda la notte e magari ci si ritrovi dispersi chissà dove, che nel cielo decida di infuriare una tempesta di pioggia (nel gioco sono presenti un ciclo giorno/notte e anche il passaggio delle stagioni che possono, seppur lievemente, influenzare flora e fauna), c'è sempre una sensazione di pace e mai di vero pericolo. È impossibile morire, sia che ci si tuffi in acque profonde (il personaggio non può nuotare, una schermata a nero ci riporterà sulla riva) che da una rupe altissima (il protagonista aprirà in automatico un ombrello che lo farà planare dolcemente al suolo senza danno alcuno). A differenza di quanto avviene molti altri “survival” (le virgolette, come capite, sono d'obbligo), non ci sarà mai quel senso di terrore che sopraggiunge quando perdere la vita corrisponde solitamente alla perdita di tutte le risorse accumulate prima di salvare.

Yonder: The Cloud Catcher è così, dolce e accondiscendente, come una simpatica nonnina uscita dalle fiabe che vi invita a prendere da lei tè e pasticcini, e volutamente non mira a farvi scagliare il controller (o la tastiera) contro il muro in preda all'ira. Piuttosto, preferisce prendervi per mano e tranquillizzarvi, lasciandovi godere di questo open world bello a vedersi e divertente da esplorare. E, se vogliamo dirla tutta, uno dei valori aggiunti è che non è immenso, è grande il giusto, non sbrodola in grandi aree vuote inutilizzate, ma dà comunque una sensazione di vastità mica male.

In generale è chiaro non si respiri l'aria di un open world tripla A, perché il gioco è più dalle parti di un grosso indie, venduto infatti a prezzo budget e appartenente a quella categoria di giochi che si chiamavano “doppia A” e che forse adesso stanno un po' tornando, dopo essere spariti per quasi una generazione, quasi. E infatti qualche difetto esce fuori, mentre si vaga per Gemea, fra animazioni non sempre curatissime o vagamente sempliciotte, qualche compenetrazione poligonale o la telecamera che in alcune fasi piuttosto strette non si comporta sempre benissimo. Ma sono tutti dettagli che il gioco maschera benissimo con la direzione artistica al gusto di zucchero filato di cui dicevamo prima e una gestione delle luci e del tempo atmosferico davvero ben curata.

Yonder: The Cloud Catcher Chronicles, insomma, è perfetto per passare un po' di ore divertendosi senza dover per forza scomodare i santi più disparati, offrendo comunque parecchie cose da fare che il loro impegno lo richiedono. E se vorrete ripulire dal Miasma l'isola di Gemea al 100%, avrete il vostro bel da fare, così come potrete divertirvi a non salvare nessuno, ma semplicemente a far pascolare i vostri animali mentre cercate bacche per preparare una nuova torta. A voi la scelta, tanto a Gemea nessuno vi urlerà mai contro.

Ho giocato a Yonder: The Cloud Catcher Chronicles grazie a un codice Steam fornitomi direttamente dagli sviluppatori, completando la quest principale e occupandomi di alcune missioni secondarie, totalizzando una quindicina di ore di gioco. Resta ancora del lavoro da fare a Gemea e il caldo di questi giorni è perfetto per motivarmi a rimanerci ancora un po'. Il gioco uscirà il 18 Luglio 2017 su PC e PS4, in formato digitale. Su Amazon Uk è però presente una edizione fisica per PS4. Come al solito, se la acquistate passando da questo link, una piccola parte di quanto speso andrà a noi, senza sovrapprezzi per voi.

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