One Dog Story ti fa gli occhioni da cerbiatto

One Dog Story ti fa gli occhioni da cerbiatto

Iniziamo subito con un colpo di scena: One Dog Story è un gioco di piattaforme con puzzle e combattimenti dallo stile retrò ma non è un metroidvania. Pazzesco, eh? Ai bei tempi l’avremmo chiamato arcade adventure, ma oggi è d’uopo definire i giochi solo sulla base di paragoni con altri, possibilmente vintage, e se questo non è un metroidvania, che cos’è? Non è neanche una cosetta in stile Flashback, come per esempio era The Way, perché lo stile non è davvero quello. Qui le influenze sono decisamente orientali e l’approccio all’elemento avventuroso è di quelli lineari, con un’avventura che tira abbastanza dritta per la sua strada, pur offrendo qualche margine di libertà nell’approccio.

Si parte da un punto A e si procede abbastanza dritti verso un punto B, anche se per farlo bisogna esplorare gli ambienti, seguire deviazioni, trovare tessere con cui aprire porte e altre amenità. Lungo la strada si risolvono enigmi, si macellano nemici, si trovano e si potenziano armi, si aggiunge qualche simpatico gadget all’arsenale e si ravana alla ricerca di segreti (la sparagalline!), utilizzando l’olfatto del cane antropomorfo protagonista come metodo per svelarne. È possibile scovare missioni facoltative che permettono di deviare dal percorso e, a seconda di come ci si comporta, sono disponibili svariati finali a cui accedere lungo quel delirio a base di viaggi temporali che è la parte finale del gioco. Sapete cosa mi è venuto in mente, mentre ci giocavo? Wonder Boy in Monster Land. Certo, una versione meno ispirata, più moderna e articolata, di quel gioco ma, comunque, fatti i debiti paragoni, quel gioco.

A un certo punto salti pure sull’hoverboard. E, sì, lo skateboard era nel primo Wonder Boy, ma non sottilizziamo.

Sul piano delle meccaniche, One Dog Story è un gioco semplice e tutt’altro che esaltante. Piattaforme allo stato brado, sparatorie, combattimenti, nemici che spuntano in ogni dove e un sistema di gestione del personaggio che richiede di spendere nelle apposite stazioni la valuta raccattabile in giro. Lo si fa per curarsi, far salire di livello le varie armi e salvare la posizione raggiunta nell’avventura. Il sistema è abbastanza equilibrato, permette di potenziare le armi a dovere per stare dietro alla forza crescente dei nemici e costringe a gestire almeno un po’ le risorse per non rischiare di rimanere senza opportunità di salvataggio. Ho affrontato l’avventura a livello di difficoltà Normal e l’ho trovata impegnativa al punto giusto, con qualche imprecazione qua e là, anche se devo dire che alcuni boss mi sono sembrati un po’ troppo deboli per il livello delle armi che mi portavo dietro. Probabilmente, il piattaformista che non deve chiedere mai farebbe meglio a puntare sulla difficoltà massima.

La struttura di gioco è comunque abbastanza semplice e raramente stupisce. È tutto realizzato in maniera competente, ma non ci sono meccaniche o trovate di design che spiccano al punto di far brillare One Dog Story nell’ormai saturo panorama dei giochi di piattaforme 2D. Fa il suo dovere, ogni tanto inciampa, qua e là tira fuori qualche idea carina, diverte senza annoiare, porta a casa il risultato. L’elemento di rivalsa potrebbe stare in un racconto potenzialmente interessante e coinvolgente, basato su esperimenti sfuggiti di mano, animali (domestici e non) dagli occhioni dolci stuprati dalla mano feroce della scienza, storie famigliari a base di bambini finiti male e un pizzico di viaggi nel tempo. Purtroppo, un soggetto interessante viene trattato in maniera impacciata e gli spunti di spessore, che pure ci sono, faticano a uscire, raggiungendo di rado il cuore.

Eppure c’è qualcosa, in One Dog Story, che funziona e lascia un bel ricordo. Sarà che dietro uno stile grafico poco incisivo ma simpatico si nasconde la voglia di trovare un’identità tutto sommato personale. Sarà che nella parte finale del gioco emergono idee interessanti sul piano del level design e nella concezione di alcuni boss. Sarà che proprio quella parte conclusiva propone la già citata svolta a base di viaggi nel tempo e rende improvvisamente tutto molto più coinvolgente, tanto sul piano del racconto, quanto su quello delle scelte messe in mano al giocatore. Sarà anche che la struttura a base di piccole missioni facoltative rivela sulla distanza delle idee più ricche di quanto sembrasse inizialmente e fa venire voglia di rigiocarsi tutto per scoprire “cosa sarebbe successo se”. Sarà sarà quel che sarà del nostro amore che sarà, ma One Dog Story, dopo i titoli di coda, mi ha lasciato addosso sensazioni migliori di quanto mi aspettassi. Non è un gioco di piattaforme imperdibile, non mi sento di consigliarlo a tutti e probabilmente è difficile dargli fiducia in un momento storico così “affollato” per il genere. Eppure, tutto sommato, se si decide di dargliela, quella fiducia, magari perché intrigati da quanto ho scritto fino a qui, si rischia di vederla ripagata.

Ho giocato a One Dog Story grazie a un codice Steam ricevuto dallo sviluppatore. Ho impiegato circa cinque ore per completare l’avventura e raggiungere ben tre dei vari finali previsti: uno “extra” ottenibile verso metà gioco e due di quelli che arrivano al termine delle vicende. Ce ne sono sicuramente altri che mi sono perso e mi sono lasciato dietro segreti, missioni e altro, sbloccando 20 achievement su 32.

Dondolo e gongolo con Flinthook

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Old! #207 – Maggio 1977

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