Waking the Glares - Chapters I and II non inventa nulla ma lo fa bene

Waking the Glares - Chapters I and II non inventa nulla ma lo fa bene

Che l’Italia non sia particolarmente forte nel campo della produzione videoludica è un fatto acclarato. A differenza di altre nazioni, normalmente anche meno quotate sul piano economico, il Bel Paese non si è ancora distinto particolarmente con giochi che abbiano saputo incidere sul mercato internazionale, specie con l’avvento della ventata “indie” degli ultimi anni. Il futuro in realtà fa ben sperare e di titoli italiani in uscita più o meno vicina ce ne sono tanti (personalmente non vedo l’ora di mettere le mani su Xydonia).

Tutta 'sta manfrina per dirvi che, al di là del titolo anglofono, Waking the Glares è un gioco completamente italiano, realizzato da Wisefool Studio, una piccola casa di produzione costituita nel 2013. I primi due capitoli di Waking the Glares costituiscono il loro primo lavoro, oltre che le prime due parti di un universo narrativo ben più grande, che vuole interconnettere il mondo videoludico e quello letterario. Nell’essenza, la componente videoludica è costituita da un “walking simulator” (qui e sempre usato in termini strettamente non derogatori), in cui bisogna esplorare ambienti onirici e surreali alla ricerca della soluzione all’enigma di turno. I primi due capitoli prendono vita tra la più classica delle magioni diroccate e una particolare piazza di Parigi, regalando, soprattutto nel secondo caso, vedute particolarmente affascinanti... probabilmente ancora più avvolgenti se vissute in realtà virtuale. Infatti, Waking the Glares è concepito anche per essere giocato in questo modo, ma al momento supporta solo il caschetto Oculus e non c’è stato verso di farlo funzionare sul mio Vive. Comunque, è tranquillamente possibile giocare anche su uno schermo normale.

La prima delle ambientazioni non brilla certo per originalità.

La prima delle ambientazioni non brilla certo per originalità.

Gli enigmi di Waking the Glares sono molto semplici, con qualche complicazione in più nelle fasi finali del secondo atto, ma il gioco è concentrato su ambientazione e narrazione, e in quello riesce piuttosto bene. Al momento la trama è piuttosto vaga e segue le vicende di un viandante, che si trova a viaggiare in un universo frammentato alla ricerca di un misterioso libro, che darà risposta alle sue domande. A guidarlo, una voce narrante, immancabile elemento di molte avventure di questo tipo. Come dicevo, nel gioco è presente anche un elemento letterario: ad accompagnare l'esperienza ludica, infatti, troviamo una serie di racconti in formato ebook da leggere separatamente, per guardare le vicende del gioco da una prospettiva diversa e più approfondita.

"Non ho paura di nulla!" "Burattini!" "Ahhhhhhh!"

"Non ho paura di nulla!" "Burattini!" "Ahhhhhhh!"

Il risultato complessivo è buono, per quanto Waking the Glares non aggiunga moltissimo alla florida offerta di giochi del genere. A fare la differenza fra la mediocrità e la sufficienza piena sono però le ambientazioni e le situazioni decisamente affascinanti, che comunque colpiscono nel segno. Purtroppo la storia dei primi due capitoli si chiude abbastanza bruscamente, con uno spunto invitante proprio nel finale che lascia lo spettatore spiazzato. Da solo è bastato a farmi sperare che i ragazzi di Wisefool Studio possano continuare il loro lavoro.

È quindi un Frechete un po’ risicato e sulla fiducia, quello che mi appresto ad assegnare, tenendo conto dell’indubbia assenza di originalità nelle meccaniche di gioco ma anche della cura nella realizzazione artistica. Spero comunque che gli sviluppatori possano completare il loro lavoro, di certo non perfetto ma che sembra sulla buona strada.

Ho giocato ai primi due capitoli di Waking the Glares grazie a un codice Steam gentilmente offerto dagli sviluppatori, completandoli in circa un’ora. Mi sarebbe piaciuto tantissimo poter provare il gioco in VR, ma non mi è stato possibile a causa dell’assenza di supporto per SteamVR.

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