Oltre le nuvole, il luogo promessoci, al cinema per un paio di giorni

Oltre le nuvole, il luogo promessoci, al cinema per un paio di giorni

Tre mesi fa, dopo aver incassato come un bastardo in giro per il pianeta e aver strappato a La città incantata il titolo di maggior successo a livello mondiale per il cinema d'animazione giapponese, Your Name si è manifestato nelle sale italiane per il solito "evento" da tre giorni ed è andato talmente bene da meritarsi due repliche nelle settimane successive. Non c'è quindi molto da stupirsi per la decisione di portare nelle sale Oltre le nuvole, il luogo promessoci, lungometraggio d'esordio di Makoto Shinkai risalente a tredici anni fa e accostabile come temi e scelte narrative al suo ultimo, clamoroso successo. Ovviamente, anche in questo caso, si tratta di un evento speciale da due giorni, oggi e domani. Merita? Merita, anche se c'è un po' il rischio che correndo in sala sull'onda dell'entusiasmo per Your Name si rimanga perplessi, vuoi per gli anni che il film si porta dietro e dimostra ampiamente, vuoi per le differenze abbastanza significative in termini stilistici e di ritmo, qua decisamente più compassato e riflessivo. È un film dello stesso regista, si vede lontano un miglio, ma - nel bene e nel male - è il primo film dello stesso regista, e si vede anche questo.

Oltre le nuvole, il luogo promessoci racconta una storia che risulta affascinante e coinvolgente dal primo minuto grazie alla sua natura bizzarra ma anche e soprattutto all'approccio narrativo, alla fiducia molto poco da cinema occidentale che decide di concedere agli spettatori. Non si mette lì a spiegare nulla per filo e per segno, o comunque non si mette a farlo in maniera evidente, immediata, sottolineata col pennarellone, e ti sbatte in un mondo ipotetico che descrive giocando sui dettagli, sui piccoli accenni, sull'evolversi del racconto e dell'azione. Certo, ogni tanto s'incarta un po' sull'esposizione dei fatti, ma per buona parte del film lascia che sia lo spettatore a unire i puntini, mentre procede nel raccontare la sua storia, semplice nella sostanza ma complessa nel modo in cui la svela. E, pur inseguendo un finale che chiude tutti i fili narrativi importanti, non si fa problemi a lasciare questioni aperte, a permettere che siamo noi a leggerci anche un po' quel che vogliamo. Poche settimane dopo essermi sucato gli spiegoni impacciati del Ghost in the Shell occidentale, fa un certo effetto ed è rinfrescante.

Al di là di questo, il film di Shinkai ha dalla sua la forza di un'idea balorda raccontata in maniera intrigante, appoggiandosi su un tris di protagonisti abbastanza classico (tre adolescenti, due lui e una lei) e mettendo in scena un Giappone alternativo diviso in stile Corea, con una guerra più o meno mondiale pronta ad esplodere, un'enorme torre misteriosa che si staglia all'orizzonte e uno strato fantastico a base di universi alternativi ad accogliere il tutto. La storia oscilla fra cenni di fantapolitica, ribellioni contro il sistema, melodramma estremo e lampi di fascinosa avventura, con una struttura e un lavoro sul montaggio che già anticipano in piccolo cose che tanti anni dopo si ritroveranno in Your Name. Di quel film, però, manca la voglia di buttarla anche sul ridere e c'è invece un tono estremamente serioso, con una voce narrante piuttosto invadente e che insegue disperatamente una malinconia forse un po' forzata. Non manca, in compenso, un lavoro sulle immagini notevole, con lampi visivi che ancora oggi, nonostante certi aspetti (su tutti il design dei personaggi) siano invecchiati maluccio, illumina gli occhi e merita la visione sul grande schermo.

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