Thimbleweed Park è un gioco strepitoso, andate e beatevene tutti

Thimbleweed Park è un gioco strepitoso, andate e beatevene tutti

Ron Gilbert, David Fox, Gary Winnick e compagni hanno fatto il miracolo. Non che ci sia troppo da stupirsi, considerando il livello e il passato della gente di cui sto parlando, ma insomma, non era assolutamente scontato. E invece è accaduto. Thimbleweed Park è una bellissima avventura grafica, che recupera con amore lo stile dei tempi Lucas e riesce a renderlo moderno e attuale in maniera intelligente, senza per questo dover rinunciare ai punti fermi e all’intransigenza cui il progetto si era legato fin dai primi vagiti. Un motore grafico che non è esattamente come quelli di una volta ma che ne riproduce alla perfezione lo spirito e sa davvero dare un senso all’abusata espressione “Non come era nella realtà ma come è nei nostri ricordi”? Ce l’abbiamo. Un sistema di gioco che recupera il modello classico a base di verbi, non rinuncia ad alcune comodità più recenti (per esempio nella gestione degli spostamenti) ma ne rifiuta con sdegno altre che andrebbero contro lo spirito retrò ricercato con forza (per esempio il tasto per la visualizzazione degli hot spot)? Ce l’abbiamo. Una rilettura in chiave contemporanea della struttura di gioco, basata su un approccio quasi open world, per il modo in cui propone un ambiente davvero ampio da esplorare liberamente e una grande libertà nell’affrontare i diversi enigmi come e quando si vuole, ben più di quanto sia mai accaduto in passato? Ce l’abbiamo. Una scrittura sopraffina, che recupera quell’umorismo un po’ naif, seppellisce di trovate dai tempi comici perfetti, evita la logorrea di altre produzioni che non voglio citare, spazia fra mille stili e trova comunque una sua adorabile coerenza nel raccontare una storia interessante, malinconica e toccante, tanto retrò quanto moderna nel suo approccio metanarrativo? Ce l’abbiamo.

Che altro serve? Niente. Thimbleweed Park è un gioco strepitoso, andate e beatevene tutti. O continuate a leggere. Fate voi.

La storia, riassunta per sommi capi, racconta di un omicidio in una cittadina americana di provincia e due agenti impegnati nelle relative indagini. Il gioco si apre mettendoci al loro controllo, ma nel corso dell’avventura si “sbloccano” altri personaggi, tutti introdotti attraverso dei flashback deliziosi e poi condotti in maniere diverse a comporre il cast che bisogna guidare fino al termine delle vicende. E questo modo di introdurre elementi di gioco, armonizzarli con l’avventura e farli conoscere pian piano si manifesta in ogni elemento di Thimbleweed Park, riuscendo sempre a farsi comprendere senza perdersi mai in tediosi spiegoni. È anche in questo che il gioco di Terrible Toybox trova una modernità non scontata, soprattutto nel momento in cui vuole comunque essere avventura grafica classicheggiante, ricca di enigmi che a tratti sanno essere davvero complessi.

Nelle situazioni spicciole, tutto o quasi funziona davvero come una volta, fra ricche conversazioni ad albero e verbi da utilizzare per manipolare gli oggetti, indagare e pasticciare a caso nella speranza di scovare omaggi, gag, trovate bizzarre. È nella visione d’insieme, però, che Thimbleweed Park si apre davvero, elevando a potenza la classica situazione in cui una vecchia avventura grafica ti proponeva tre o quattro enigmi gestibili in contemporanea e proponendo invece un’unica, grande ambientazione da esplorare quasi liberamente, affrontando situazioni e puzzle sparsi in giro coi propri ritmi e offrendo spesso numerose soluzioni possibili. Poi, certo, ci sono passaggi obbligati e momenti in cui bisogna necessariamente inviare il tal personaggio ad eseguire la tale azione, ma nel complesso il gioco offre un senso di libertà che quasi spiazza e lo rende per altro ben più intrigante di una semplice operazione nostalgia ancorata al passato. Insomma, di nuovo: Thimbleweed Park riesce davvero a rielaborare in chiave moderna e innovativa il genere delle avventure punta e clicca, senza però tradirne minimamente l’essenza o deviare in altre direzioni come fanno in tanti altri. Non è un’esperienza narrativa con qualche enigma di contorno, non è un’avventura grafica sui generis: è una vera avventura punta e clicca, con tutto quel che serve per definirla tale ma anche sufficientemente evoluta da risultare fresca e moderna. È veramente tutto quel che si poteva sperare dal tipo di operazione proposta oltre due anni fa su Kickstarter ed è anzi pure qualcosa in più.

E questo qualcosa in più, fra l’altro, è proposto con intelligenza e consapevolezza. La struttura aperta del gioco può ovviamente risultare dispersiva e, soprattutto, può generare un po’ di frustrazione in alcuni classici momenti da avventura grafica. Avete presente, no? Quando non sai bene cosa devi fare perché magari non hai raccolto o notato il tal oggetto in quel punto lì e quindi ti ritrovi a girare un po’ a caso, cliccando di qua e di là, nella speranza di essere colto da intuizione. Ecco, in quei momenti, con tanto spazio da esplorare, può capitare di incastrarsi in maniera fastidiosa. Thimbleweed Park, però, lo sa e si regola di conseguenza. Innanzitutto c’è un pratico sistema di taccuini che, sostanzialmente, funziona da quest log. In qualsiasi momento del gioco possiamo consultarli e ottenere indicazioni su quali siano i compiti da portare a termine, con tanto di obiettivi secondari e facoltativi. Le indicazioni sono spesso vaghe, ma permettono di avere sempre chiara la situazione e vengono accompagnate da suggerimenti più o meno espliciti sparsi in giro con grande attenzione, fra dialoghi, elementi ambientali e piccoli accenni che emergono in alcune conversazioni, quando il gioco ritiene che potremmo esserci incastrati. La cosa non diventa mai invasiva, se non forse in un momento specifico nelle prime fasi di gioco, e funziona a meraviglia. Questo non significa che non si possa rimanere bloccati, ma non accade mai per veri e propri limiti del gioco. Basta muoversi con attenzione e spirito d’osservazione per avere sempre a disposizione gli elementi necessari a cavarsela e gli enigmi, per quanto possano farsi elaborati e complessi nella parte finale del gioco, non sfuggono mai a una rigida, surreale e bizzarra logica di base. Come nelle migliori avventure dei bei tempi, se si entra nella mentalità di Thimbleweed Park, ha tutto senso e serve solo un po’ di ragionamento per uscirne vincitori.

Non basta? Allora aggiungiamoci una veste grafica adorabile, una colonna sonora molto evocativa, un doppiaggio di gran livello e una componente narrativa che non si limita al tripudio di gag ma riesce anche a raccontare, seppur alla sua maniera bizzarra, stralunata, semplicemente buffa, una storia affascinante, intelligente e dal delizioso impeto malinconico. In questo senso, Thimbleweed Park è anche sorprendente, perché si apre in maniera un po’ sfilacciata, buttandola quasi esclusivamente sulla comicità e mostrando diverse tracce narrative che paiono andare molto per i fatti loro. In quest’ottica non aiuta anche il fatto che per buona parte del gioco i personaggi tendono ad essere intercambiabili: sono ovviamente diversi per caratterizzazione, hanno dialoghi personalizzati e storie molto ben raccontate, ma in gran parte delle situazioni di gioco risultano quasi tutti intercambiabili, cosa che magari non aiuta tantissimo sul fronte del coinvolgimento narrativo. Ma pian piano la fitta rete che compone la storia del gioco va a stringersi, i diversi elementi prendono vita e il racconto trova una sua identità fortissima, dando il giusto spazio ad ogni personaggio e conducendo per mano verso un finale davvero esaltante per forza, divertimento e gusto citazionistico.

Che altro serve? Niente. Thimbleweed Park è un gioco strepitoso, andate e beatevene tutti.

Ho giocato a Thimbleweed Park grazie a un codice Steam ricevuto dallo sviluppatore. Ho impiegato una decina di ore a completare l’avventura a livello di difficoltà alto, lasciandomi però alle spalle svariati achievement. Ho poi pasticciato un po’ con la difficoltà bassa, che riduce sensibilmente il numero di enigmi da affrontare ma non si distacca di una virgola dall’impianto di gioco classicheggiante e dalla sua interfaccia per alcuni aspetti forse un po’ anacronistica. Chiaramente, la durata del gioco dipende anche da se e quanto ci si incastra su determinati enigmi.Thimbleweed Park è disponibile anche su Xbox One.

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