Racconti dall'ospizio #38: Al topone non interessa sapere quanto sia buona la torta con le mele (di Peach)

Racconti dall'ospizio #38: Al topone non interessa sapere quanto sia buona la torta con le mele (di Peach)

Racconti dall’ospizio è una rubrica in cui raccontiamo i giochi del passato con lo sguardo del presente. Lo sguardo di noi vecchietti.

Ovvero del perché esistono persone che preferiscono Crash Bandicoot a Super Mario.

Chiariamolo subito in apertura: “preferiscono”. Non è che non vadano in estasi davanti a nuovi trailer dell'idraulico baffuto.

Scrivo quello che state leggendo per chiarire due o tre cose, probabilmente palesi e inutili ma tant'è, ormai le sto scrivendo, magari non vi farà schifo leggerle. Partiamo con una ulteriore premessa, che riguarda la tecnica: non c'entra nulla con la questione. Reattività dei controlli, innovazione, 60fps, chissenefrega di tutto e anche se Mario ha sempre vinto in tutto in modo palese, la questione verte su tutt'altro.

Pronti? Via.

C'è tutta una generazione di ottantini cresciuti nei primi anni Novanta che smania per Crash, tanto che Sony ha dovuto tirare fuori una remaster dei primi tre episodi nata più per loro che per chi Crash non lo conosce, dato che “Nuovi Crash non ne vogliamo, perché dopo i primi fa tutto schifo” e perché “Presi di pari passo da PS1 già ve li abbiamo dati e se li mettiamo così su PS4, probabilmente, ci tirate gli ortaggi”. Ma non parliamo della remaster, ci arriviamo dopo. Anzi chiariamo che tra i fan di Crash ci sono anche io. Di solito, mi viene detto che l'elemento fondamentale è appunto l'essere cresciuto in quell'epoca lì e con tutta quella situazione di PlayStation che dominava il mercato coi CD masterizzati. C'è una parte di verità in tutto ciò, ma adesso vi invito a analizzare assieme come l'ho vissuta io (e molti altri).

OK l'infanzia, però nel 1996 non è che Mario non ci fosse, anzi, quell'anno, assieme a Crash Bandicoot uscì un certo Super Mario 64... e lì l'ardua scelta. Il me bimbo di sette anni sa che non potrà avere due console e comincia a fare una lista di ciò che offre un gioco e ciò che offre l'altro, per capire dove buttarsi.

Il look. Mario, che avevo impersonato già con lo storico Super Mario Bros. per NES, era qui nella sua primissima incarnazione tridimensionale, rivelandosi per quel che era: un nano ciccione col naso grosso. Crash era... un bandicoot. Ma nessuno sapeva all'epoca che fosse un tipo di topo salterino che vive in Australia. Tutti vedevamo una specie di personaggio dei Looney Tunes, una sorta di cane o addirittura di volpe senza coda. In un mondo dove Italia 1 trasmetteva un sabato sì e uno pure Space Jam, come potevo non dare un punto a Crash? E non parliamo dei vestiti: Mario aveva le bretellone, una roba che chiunque sano di mente a sette anni già odia. L'altro è a torso nudo, perché fa figo (Rambo è figo) e ha i jeans e le sneaker (l'altro ha i mocassONI del nonno). Se contiamo le due cose separate, siamo già al 2-0 per Crash.

Il setting. Sempre Italia 1, quando non trasmetteva i film nuovi, buttava in pasto a noi bimbi tutta la cinematografia anni '80, Dio la benedica, da Ritorno al Futuro a Indiana Jones. Quindi, gente, l'avventura. Io poi Indy lo amavo, come fai a non amarlo? E Crash faceva quella cosa lì, c'era pure la citazione con il masso che ti inseguiva. C'era la giungla con tutti quei bellissimi dettagli. Mario era pastelloso, quel pastelloso che oggi vedi Wii U e ti innamori (solo del pastelloso, ahimè), ma all'epoca non ne potevi più dei cieli azzurri e delle nuvole cotonate. E diciamolo, le texture di Mario erano un po' più “slavate”, colpa anche del dover gestire ambienti molto grossi. Crash, nel suo piccolo, aveva invece quel pizzico di dettaglio che ti faceva immaginare chissà che misteri ci fossero là in lontananza, nel fogliame. Mario era full 3D e con grandi aree in cui muoversi ed esplorare. Eh. Ma io venivo dalle sale giochi e un po' ero un conservatore. Dove vado? Dov'è la freccia? Da destra a sinistra, dal basso all'alto, cosa vuol dire girare intorno così? Mi sembra di perdere tempo. È anche il vero motivo per cui non ha molto senso confrontarli, l'impostazione è totalmente diversa, ma da bimbo certi ragionamenti devi farli, quindi via, vince Crash anche qui, perché io, da giocatore arcade, ho bisogno di chiarezza: inizia il livello, quella è la strada, vai da A a B e in mezzo il casino del delirio della cattiveria gratuita da superare.

Le voci. Ve l'aspettavate, questo punto? Eh sì, perché Mario non era doppiato. Giusto qualche verso, “Mamma mia” e le cose che ben conosciamo. Crash parlava. Cioè, no, lui era muto, ma tutto il cast sì (di più nei seguiti, va detto) e i deliri del dottor Cortex mi facevano scompisciare, furono uno dei motivi per imparare a dovere l'inglese già da bimbo, dato che il primo episodio non era doppiato in italiano. A questo punto accorpo anche il mood generale delle due opere. Mario è giapponese fino al midollo, Crash era americano pazzo forte. Quando nel '99 in Italia sbarcarono i Pokémon con il cartone animato, io NON vidi la prima puntata. Non mi interessava, erano pure bruttarelli. E ricordo ancora su una rivista il doppio annuncio su quell'annata: “Nuovi cartoni in arrivo: Pokémon e Futurama!”

Ecco. Futurama. Avevo quasi dieci anni e ricordo distintamente il mio girare fra i banchi dicendo “OK, va bene i mostriciattoli, ma ragazzi arriva il nuovo cartone di Matt Groening, il creatore dei Simpson!”. Non me lo sto inventando, se pensate fossi un bimbo rompicoglioni forse avete ragione, o forse anche voi preferivate Pokémon. Questo per dire che l'irriverenza di Crash toccava le corde di quel me ragazzino che aveva bisogno di ridere in modo “adulto”, con un dottore pazzo arrabbiato perché la comunità scientifica lo aveva messo in ombra e un topo gigante che voleva sconfiggerlo non tanto per salvare il mondo, quanto perché voleva farsi Tawna, la topona bionda (ispirata all'allora furoreggiante Pamela Anderson) che il suddetto scienziato teneva intrappolata.

Esatto, buttato a mare da Cortex perché ritenuto non idoneo al suo esercito di animali evoluti, Crash si fa A PIEDI ben TRE isole solo per la... topa. Che tra l'altro, spoiler, fuggirà poi con Pinstripe, faina umanoide sottoposto del dottore e alto, snello, ricco, impomatato... ah, le donne. Di là abbiamo un italianotto grasso che si ammazza per una fetta di torta e un bacio sul naso, perché già lo sai che oltre a quel bacio non riceverai nulla. Non è il primo Mario, ci sei già passato.

A Mario 64 giocai qualche anno dopo (ovviamente lo provai da amici ogni volta che potevo). Scelsi Crash. C'è gente che ha quarant'anni, non ha mai messo mano a Crash e questo “fenomeno” non lo capisce, anzi di più, non lo concepisce proprio. Ricordiamo “Pocoto VS Peramele” (purtroppo non ricordo l'episodio magnifico di Pocoto che sclerava contro la PS1 contro Crash e soprattutto Gex, ricordo solo epiche bestemmie ahimè tagliate nella versione finale).

Eppure i motivi per amarlo ci sono. Anzi, facciamo così: dato che abbiamo capito (anche io, eh, lo ribadisco) che meglio di Mario non ce n'è, date una chance a Crash, se non l'avete mai fatto. Si trovano tutti e tre su PS3, in digitale, a tipo 4 euro l'uno, praticamente regalati. Il primo è legnosetto, ma una volta entrati nell'ottica di quel piccolo delay fra pressione del tasto X e salto effettivo e una volta capito che è meglio giocarci senza analogici (ebbene sì), sarete pronti a finirlo al 100%, perché completare i livelli senza mai morire per ottenere la gemma (e rompendo tutte le scatole!) è una questione di vera abilità. E sarà solo colpa vostra, se cadrete in un burrone. Non del gioco. Dai che le 120 stelle in Mario le avete già prese troppe volte.

E la remastered? Ah, già. Per quel che si vede da trailer, demo, eccetera, trattasi (a mio avviso) di una sorta di re-skin, come se avessero tenuto lo scheletro di livelli e movimenti e ci avessero buttato sopra poligoni nuovi, più grossi e più dettagliati. Questo ha fatto sì che i comandi non rispondano, che sia tutto un po' lento e impacciato; chiude un look lucido esagerato, un po' più fanciullesco e meno spigoloso, adatto a un pubblico forse più vasto ma secondo me molto meno graffiante. Insomma, lo dico: è abbastanza brutta in culo. E mi spiace, perché, se resta così, chi odia Crash dirà che nulla è cambiato. E allora vi dico subito, nel caso non ci aveste mai giocato, che gli originali sono lì a portata di mano e a prezzo stracciato.

P.S.
Giocherò comunque alla remastered al day-one, un po' perché sono stronzo e un po' perché al richiamo di Crash non so proprio dire di no, o non avrei scritto tutto questo. E poi, dai, magari stavolta Tawna non scappa con Pinstripe.

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