Uncanny Valley: l'orrore che proprio non ce la fa

Uncanny Valley: l'orrore che proprio non ce la fa

Il panorama dei titoli indie è sempre stato caratterizzato da piccole perle horror. Per gli sviluppatori, potersi concentrare su atmosfera e narrazione, delegando l'aspetto grafico a soluzioni visive efficaci ma tecnicamente modeste, è stato sovente un vero toccasana.
Uncanny Valley non fa differenza, presentandosi con una deliziosa grafica in pixel art e una semplice struttura bidimensionale, garantendo un colpo d'occhio torbido e fascinoso senza scomodare sontuosi motori grafici.

Un posticino allegro.

Il titolo vede protagonista Tom, un uomo tormentato da un oscuro passato che accetta un lavoro come custode notturno presso una sorta di laboratorio abbandonato. Non si tratta di un luogo fatiscente, quanto piuttosto di un edificio evacuato, con tanto di infrastrutture e computer ancora funzionanti. Il fascino anni '80 di uno spazio cristallizzato nel tempo è assai trascinante, soprattutto nei primi momenti di gioco.  

La struttura ludica ci vedrà quindi impegnati in turni da sette minuti circa, nei quali potremo esplorare la palazzina dei dormitori o lo stesso laboratorio, con piccole strutture annesse e brevi fasi in esterno. Attanagliato dagli incubi e privo di qualsiasi contatto umano (eccetto che per un altro custode e un'addetta alle pulizie), il protagonista alternerà momenti relativamente tranquilli ad altri inspiegabilmente crudi e inquietanti. 

L'atmosfera vintage fa molto Silent Hill.

Uncanny Valley si presenta come un classico survival horror, con una struttura bidimensionale a sorreggere il gioco e alcuni elementi che spaziano dall'avventura grafica allo stealth, senza disdegnare qualche timida fase sparacchina. Gli sviluppatori si sono concentrati molto sull'atmosfera e sulla narrazione, allestendo uno scenario cupo, gelido e terrificante. Allo stesso tempo, si sono curati di riempire lo scenario di indizi e segreti, al punto, però, da fornire fin troppi elementi per la comprensione della trama. Con il poco tempo a disposizione e la tenue luce della torcia elettrica, non mancano momenti di genuina tensione, tuttavia il titolo fatica a decollare completamente. Aggrovigliato su se stesso per ragioni legate alla ciclicità della vicenda, Uncanny Valley è inizialmente assai ripetitivo, gettandoci in pasto a diverse Bad Ending e costringendoci a ricominciare ogni volta dal principio. Non si tratta di un vero e proprio difetto, anche perché una volta entrati in certe dinamiche si riesce a procedere piuttosto speditamente. Ed è proprio la seconda metà del gioco, quella più votata allo stealth e l'uso sporadico di armi, a risultare catartica, ma per un periodo di tempo fin troppo breve. 

Le ambientazioni, seppur minimali, risultano sempre piuttosto angoscianti.


La mancata fusione tra queste due fasi, che rimangono ben distinte, fa appassionare alle vicende quando è ormai troppo tardi, sia per la mole di informazioni già ricevuta, che per i pochi momenti ancora da giocare. Gli stessi sviluppatori, tramite un avviso nei titoli di testa, invitano a concludere il gioco più di una volta, consapevoli di aver rimpinguato la loro creatura con moltissimi elementi da scovare. Purtroppo la libertà d'azione è subordinata a certe dinamiche ferree, che ci spingeranno ad agire con fin troppa prudenza, pena un mortificante game over. Splendido da vedere su PS Vita, un po' troppo sgranato ma gradevole su PS4, Uncanny Valley mantiene in ogni caso un rugginoso fascino vintage, capace di colpire alla bocca dello stomaco grazie anche a un sonoro puntuale e stisciante. Purtroppo, l'azione a singhiozzo funestata anche da qualche crash di troppo, non risulta dovutamente omogenea, affondando più d'una volta nella noia e la ripetitività, peccati mortali per un survival horror.

I luoghi all'aperto non sono certo più allegri.

La chiara e apprezzabile volontà degli sviluppatori nell'allestire uno scenario malato e avvilente è comunque vittima di un ritmo altalenante e dinoccolato, che rende l'esperienza di Uncanny Valley fin troppo spezzettata. Non tanto da decretarne l'insufficienza, ma abbastanza da mettere sul chi vive chiunque volesse mettere mano al portafogli, magari accecato da un impeto di entusiasmo per la sua ottima e innegabile atmosfera. 

Ho giocato ad Uncanny Valley su PS4 e PS Vita grazie a un codice gentilmente offertomi dagli sviluppatori. Ho giocato per una decina di ore, giungendo a diversi finali - perlopiù truculenti - ma riuscendo a tirare le fila della narrazione. Se si ha poca voglia di sviscerarne i segreti, il tempo necessario a comprendere il plot potrebbe essere drasticamente inferiore.

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