La prima stagione di Hitman è un gioco di turismo... ma non alla Assassin’s Creed

La prima stagione di Hitman è un gioco di turismo... ma non alla Assassin’s Creed

All’annuncio, avvenuto durante l’E3 del 2015, che il nuovo Hitman sarebbe stato pubblicato a episodi sulla falsariga dei giochi Telltale, e distribuito dunque lungo l’arco di un anno, non sono stati in pochi a storcere il naso, me compreso. Non che sia una deformazione da puristi, eh, però insomma, il fatto che un titolo come Hitman, che fonda il proprio focus sul gameplay, venga sostanzialmente rateizzato come una qualunque serie TV, che invece ha il proprio perno nella narrazione – diciamocelo, la serie di Hitman non ha mai avuto nella storia il proprio punto di forza – non poteva che cogliere di sorpresa un po’ tutti. Nonostante queste critiche iniziali, Square Enix ha mantenuto la barra a dritta insieme ad IO Interactive, software house dietro il gioco, pubblicando a marzo il primo dei sei episodi totali, che poi sono stati raccolti, assieme a varie aggiunte, in una sorta di edizione raccolta/goty che racchiude tutta questa prima stagione di Hitman.

Dopo un breve incipit, che ci riporta indietro di vent’anni, quando cioè l’agente 47 era una giovane recluta alle prese ancora con l’addestramento che fa da anticamera all’entrata nell’ICA (l’agenzia di assassini su commissione che l’ha da sempre reso famoso), veniamo subito introdotti al gameplay, facendoci lasciare intuire dunque, sin dalle prime battute, che nonostante la natura episodica del gioco, la narrazione, anche in questo Hitman, non svolge un ruolo da protagonista. È piuttosto un fil rouge che fa da traino alle varie ambientazioni, che probabilmente, più di tutto e tutti, svolgono i ruoli di attori principali all’interno del gioco. Detto ciò, altra considerazione che fin da subito ci si para davanti è che, a parte la pubblicazione episodica del gioco, questa nuova iterazione di Hitman non stravolge affatto il classico impianto dell’IP, ricordando anzi a più riprese tante delle meccaniche già viste in Hitman: Absolution. Forse la differenza più netta che lo separa dal predecessore è riconducibile all’anima sandbox qui presente, aspetto questo che va ovviamente a braccetto con le suddette ambientazioni, ognuna diversa per ogni episodio.

L’Italia è splendida anche quando è fittizia, vero?

La struttura dei livelli, si diceva, è infatti la vera protagonista del gioco, riuscendo a diversificarsi di volta in volta a seconda dell’ambientazione. Questo per via di un level design che ben si coniuga con la natura stealth di Hitman, fornendo una gran quantità di possibili approcci al giocatore; l’input iniziale che dà vita a ciò è rappresentato dalla pianificazione di ogni missione, nella quale possiamo gestire ogni aspetto, dal look del nostro agente 47 all’equipaggiamento di quest’ultimo, fino al punto di partenza e addirittura scegliendo dove posizionare il deposito delle armi. Altro aspetto fondante dell’ambientazione sta nella sua estensione; attenzione però, perché “estensione” non va confuso con “dispersione”. Le mappe, infatti, sono grandi il giusto, diciamo, e puntano decisamente più sulla diversificazione degli ambienti che sulle lande sterminate alla Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, per citare un qualcosa di più o meno simile.

Comunque, in Italia, uno come l’agente 47 lo guarderemmo con sospetto solo per la camicia bianca a maniche corte in una località balneare, mica per il codice a barre sulla nuca

Girovagando qua e là, sempre con la giusta discrezione, possiamo poi trovare dei documenti che ci consentono di approcciare la situazione in un certo modo, oppure ascoltare un dialogo fra due NPC che ce ne dà un altro, di modo; cose così, ecco, fino alle più strambe, che richiedono quel pizzico di improvvisazione immaginabile per un gioco del genere. Anche perché, va sottolineato, tutta questa moltitudine di approcci premia quasi ed esclusivamente i giocatori che agiscono furtivamente, in modo stealth insomma, e non quelli che vanno ad armi spianate. Senza contare, inoltre, che veniamo incentivati a fare ciò dalle sfide disponibili per ogni missione (niente di rivoluzionario: elimina l’obiettivo entro un certo lasso di tempo, con un determinato tipo di arma e via discorrendo), utili a farci guadagnare Punti Professionalità che ci forniscono nuove opzioni in fase di pianificazione. Nulla di nuovo sotto il sole, sicuramente, però sono delle aggiunte che gli amanti degli stealth apprezzano sempre e comunque.

Qualche lezione di yoga in Giappone, ché manco questo è malaccio come posto.

Parliamo ora delle ambientazioni, citate a più riprese in precedenza. Sono sei, si diceva, ognuna diversa per ogni episodio di questa prima stagione: Parigi, Sapienza (fittizia città italiana), Marrakesh, Bangkok, Colorado e Hokkaido. E sono tutte bellissime, le ambientazioni. I singoli episodi un po’ meno, ma andiamo per ordine. Graficamente non ci troviamo di fronte a chissà cosa: a livello tecnico, Hitman è un gioco che fa il suo. Su PlayStation 4 sembra un gioco qualsiasi per PlayStation 4, per farla breve. Ma è sull’ispirazione dei livelli che i ragazzi di IO Interactive hanno puntato tutto, riuscendo a rendere suggestivo ogni scorcio delle sei destinazioni disponibili, distribuendo dettagli a profusione in ogni dove e, soprattutto, dando grande enfasi all’orizzonte del mondo di gioco, con una skyline che si ridefinisce splendidamente di volta in volta, passando da strutture più tipicamente europee ad altre invece decisamente più orientaleggianti. Purtroppo, come si accennava in precedenza, sia pure nella loro diversità, non tutti gli episodi si attestano sullo stesso livello, come spesso accade coi giochi distribuiti lungo l’arco di un anno.

Ho giocato Hitman: La Prima Stagione su PlayStation 4, grazie ad un codice fornitomi dal distributore italiano. La cosa simpatica è che ho giocato a spizzichi e bocconi, ricreando quindi sotto un certo aspetto, e in moto totalmente involontario, quella sensazione di giocare con un po’ di tempo a fare da cuscinetto fra un episodio e l’altro... anche se, ovviamente, quattro giorni di distanza non corrispondono a due mesi, but still. Se volete provare anche voi questa mistica esperienza, potete acquistare il gioco su Amazon passando dai nostri link; a noi ci arriva una piccola percentuale di quanto spendete e per voi non ci sono sovrapprezzi. Bellissimo, no? Potete farlo su Amazon Italia a questo indirizzo qui o su Amazon UK a quest’altro indirizzo qua.

Quella faccia un po' così che abbiamo noi che abbiamo visto San Francisco

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Old! #197 – Febbraio 1997

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