Farsi gli affari degli altri con A Normal Lost Phone

Farsi gli affari degli altri con A Normal Lost Phone

A Normal Lost Phone è l’ennesimo gioco indipendente nato come prototipo durante una Global Game Jam, nel caso specifico tenutasi in Francia a gennaio del 2016. L’idea è piaciuta, c’è stata una modesta campagna di raccolta fondi da diecimila euro e, un anno dopo, lo studio Accidental Queens ha tirato fuori una cosetta deliziosa, disponibile su PC, iOS e Android. Quindi, insomma, potete gustarvela anche se odiate giocare su smartphone, per quanto si tratti di un gioco che nel contesto portatile trova assolutamente la sua dimensione più naturale, fosse anche solo per semplici questioni “diegetiche”.

Quando si lancia l’app, infatti, ci si ritrova sostanzialmente fra le mani il telefono di un’altra persona. A Normal Lost Phone riproduce il sistema operativo e l’interfaccia di uno smartphone, camuffando da opzioni del telefono stesso gli elementi esterni alla simulazione. Volete della musica di accompagnamento? Ci sono gli MP3 nella memoria del telefono. Volete sistemare alcune impostazioni? Sono quelle del telefono. Insomma, ci siamo capiti: mentre giocate con A Normal Lost Phone, state utilizzando il telefono di un’altra persona. Non è il primo gioco a tentare una mossa del genere e, forse, non è neanche quello che lo ha fatto meglio, o comunque in maniera più approfondita, ma il tutto è realizzato in maniera deliziosa, con una buona attenzione per i dettagli e per le piccole cose.

OK, ma che si fa, con questo telefono in mano? Beh, si cerca di scoprire a chi appartenga, cosa ci abbia fatto, come mai l’abbia perso. Il cuore del gioco consiste nel curiosare, farsi gli affari altrui, indagare fra le pieghe del sistema operativo per arrivare a conoscere la storia del personaggio e capire chi sia, dove sia andato a finire, cosa gli sia accaduto. Per riuscirci, bisogna spulciare fra i messaggi, leggere tra le righe, cogliere indizi che portino a scoprire la password per accedere a quell’altra applicazione, il login per il forum su cui il tizio chiacchierava e così via. Chiaramente, è tutto costruito ad arte per creare delle sequenze di gioco e un flusso narrativo che conducano lungo un racconto, seppur spezzettato e un po’ sconclusionato.

Inizialmente si è molto limitati, perché il telefono è senza credito e non si conosce la password di accesso al Wi-Fi pubblico della cittadina in cui ci troviamo. Ma unendo alcune cose che si dicono il proprietario del telefono e altre persone negli SMS immagazzinati in memoria, confrontandole con dettagli che si possono pescare in giro per le app, si scoprono le informazioni necessarie per andare avanti. Non c’è nulla di eccessivamente complicato, ma è tutto organizzato in maniera interessante, ingegnosa e appagante.

In più, A Normal Lost Phone racconta una storia bella e importante. Bella perché è scritta bene, in maniera credibile, senza particolare ricerca del poetismo forzato. E non era facile: tutto viene raccontato attraverso scambi di messaggi, stralci di conversazioni, post su forum, che riescono nel triplice compito di fare da elementi di gameplay, raccontare una storia e risultare comunque credibili, naturali, tanto quando si limitano a fare da contorno, a creare contesto, quanto nei momenti in cui fanno da pezzi fondamentali del puzzle.

Ma è anche importante, dicevo, perché si parla di fine dell’adolescenza, scoperta di se stessi, violenza sessuale, rapporti interpersonali, identità sessuale e altri temi che non sono esattamente sempre al centro dell’attenzione, nel mondo dei videogiochi, e che qui vengono affrontati con delicatezza, passione ed eleganza. Insomma, Accidental Queens ha realizzato un gioco piccolo, semplice, relativamente breve, ma davvero curato, riuscito nei suoi intenti, interessante, onesto e appassionato. Sicuramente non è per tutti e di certo la sua natura particolare può respingere, ma se vi interessano queste cose particolari, sperimentali e fortemente incentrate sulla narrazione, dategli assolutamente una chance.

Ho giocato ad A Normal Lost Phone grazie a un codice Google Play ricevuto dallo sviluppatore. Ho completato l’avventura nel giro di due o tre sessioni durante il weekend. Oltre che su Android, il gioco è disponibile anche su iOS e su Steam

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