Moonlight, paghi uno e prendi tre

Moonlight, paghi uno e prendi tre

Moonlight è la storia di un uomo raccontata attraverso tre fasi, infanzia, adolescenza e vita adulta, ma soprattutto attraverso tre momenti specifici che ne punteggiano la crescita, la scoperta di sé, la difficoltà lancinante nel rapportarsi con il prossimo in un mondo che fa di tutto per renderglielo impossibile. È il trionfo di tre attori che cercano in una totale assonanza di sguardi, piccoli gesti, timidi accenni, parole espresse a bassa voce, movimenti quasi impercettibili, di diventare una singola persona in tre fasi della sua vita, e la trovano senza imitarsi a vicenda, dando invece ciascuno la sua interpretazione dello stesso personaggio e creando una pazzesca, incredibile, bellissima illusione.

Moonlight si esprime attraverso un cinema fatto di sguardi, espressioni, occhi improvvisamente gonfi di lacrime, incapacità di comunicare e dire che quel che si vorrebbe o che ci sarebbe da raccontare, tremenda voglia di contatto smorzata dall'impossibilità di ottenerlo. Ha una forza clamorosa che nasce dalla decisione di non spiegare e non mostrare, dalla bravura con cui Barry Jenkins riesce a comunicare proprio quando non dice nulla, non si affanna a sottolineare, non spinge fortissimo, evita la ricerca affannosa del poetismo a tutti i costi. E nonostante questo, poi, di tanto in tanto, la voglia di lirismo, di emozioni ricercate nella musica forte, nel movimento di macchina elegante, emerge e trova un suo gusto mai eccessivo.

Moonlight scatena la sua forza in tre momenti piccoli piccoli, scene madri dimesse, trattenute e per questo davvero devastanti, che segnano in maniera meravigliosa l'apice dei segmenti in cui si divide il film. Un dialogo semplice, diretto, in cui non è possibile offrire risposte chiare, fra tre persone sedute a un tavolo, che si conclude con una fuga e due occhi stremati. Una conversazione in riva all'oceano che diventa altro e avvolge due ragazzi con le luci notturne, dando l'impressione che per un breve attimo sia possibile fuggire dal mondo e vivere in preda alla gioia. Uno scambio impacciato, timoroso, affaticato, carico di dolcezza, speranza, timore, in cui tutto finalmente esplode e forse, chissà.

Moonlight è un film bellissimo.

Old! #197 – Febbraio 1997

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