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Seven Sisters spegne il god mode

Seven Sisters spegne il god mode

Qual è il problema principale del cinema d'azione/thriller/horror con singola protagonista forte che, lo sai tu, lo so io, lo sa probabilmente pure lei, non può morire prima degli ultimi secondi perché altrimenti il film finisce? Eh. Oddio, magari non è quello il problema principale, e tutto sommato non è neanche per forza un problema, ma insomma, è evidente che creare tensione attorno al destino dei personaggi è importante e riuscirci con la protagonista assoluta è complesso. Se hai visto più di dieci film in vita tua, difficilmente credi che in Atomica Bionda Charlize Theron sia davvero in pericolo di vita. Ti ci diverti comunque per altri motivi, eh, ma quella cosa manca. Enter Tommy Wirkola, un simpatico matto norvegese che si è messo in luce con due film di zombi nazisti fra le nevi che si lanciano braccia e motoseghe, ha continuato a fare il fratello un po' pezzente e fuori tempo massimo di Sam Raimi con il simpatico Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe e poi si è inventato questo Seven Sisters.

Intendiamoci, "si è inventato" è un'espressione un po' forte, perché non è che Seven Sisters inventi molto: si limita a fare un gran pastrocchio di idee prese di qua e di là, a proporre spunti da fantascienza alta e a passarli tutti nel tritacarne del "macheccazzomenefregammé", perché poi il punto è farne un film d'azione con discreti quantitativi di sangue, scrollandosi un po' di dosso l'imitazione di Sam Raimi, provando a stupirci con un paio di shyamalan twist e, soprattutto, divertendosi a uccidere Noomi Rapace più volte possibile. Seven Sisters si intitola così sul mercato "internazionale", che l'ha visto uscire in sala, mentre in USA e UK se l'è preso Netflix col titolo What Happened to Monday. Sarà grazie a questa distribuzione fuori di cozza che si permette di essere un film che fa quello che gli pare? Può essere. Il succo, comunque, è che è un film d'azione che finge di trattare temi alti ma li liquida col solito cattivone le cui motivazioni sensate si perdono nell'applicazione psicolabile delle stesse. A Wirkola non interessa mirare alto, vuole solo mirare in faccia.

Però la cosa delle sette sorelle e dell'uccidere spesso Noomi Rapace funziona. Il fatto di avere, sostanzialmente, una protagonista moltiplicata per sette, permette di creare vero senso di pericolo, perché una volta tanto l'eroina potrebbe davvero lasciarci le penne. Più di una volta. In pratica, le sorelle sono come le vite di un videogioco: quante bisogna usarne per arrivare in fondo? Spoiler: qualcuna. Aggiungiamoci che: Noomi si sforza di andare oltre alle caratterizzazioni macchiettistiche (forse necessarie per rendere immediatamente riconoscibili sette tizie con la stessa faccia in un film da due ore) e fa funzionare il gioco assurdo dei sette personaggi; i valori di produzione si piazzano in quello sweet spot da coproduzione largamente europea che ci crede ma conosce i suoi limiti; l'azione è davvero divertente, mostra qualche idea e risulta sanguinaria il giusto; il ritmo non molla mai. Ne viene fuori un film piuttosto riuscito e che si merita una visione sul grande schermo. Peccato solo che si giochi male i colpi di scena: se mi punti il marketing sul "NON LO CAPIRAI MAI" e poi non hai un minimo di eleganza nel nascondere le cose, oh, ti sgamo subito, è inevitabile.

L'ho visto in lingua originale, al cinema, qua a Parigi, un paio di mesi fa. In Italia ci arriva oggi, sempre al cinema. Che mi sembra una soluzione migliore rispetto all'averlo solo su Netflix. Eppure ho visto gente che si lamentava perché esce al cinema. Ma come cazzo state?

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