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Librodrome #100: Sbavare davanti alle foto del Neo Geo come (quasi) trent’anni fa

Librodrome #100: Sbavare davanti alle foto del Neo Geo come (quasi) trent’anni fa

Attenzione, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

Lanciato nel 1990 e capace di rimanere sul mercato più o meno in salute fino al 2004, il marchio Neo Geo ha racchiuso al suo interno un sistema a cartucce intercambiabili per cabinati da sala giochi, la console che funzionava con le cartucce più costose della storia (ma anche l’unica per cui si poteva davvero parlare di “arcade perfect”), una serie di revisioni in più economico formato ottico per la sua versione casalinga e perfino un paio di macchine portatili. Ha fatto per anni da sogno mostruosamente proibito di tanti videogiocatori, gioiello alla portata solo dell’amico che poteva permetterselo, ha alimentato senza tregua il genere dei picchiaduro a incontri, ha dato vita a una serie immortale come quella di Metal Slug e ci ha regalato alcuni fra i picchi più alti mai raggiunti dalla grafica bidimensionale. Insomma, è un pezzo di storia, anche se trascurato da molti.

Ad esso è dedicato Neo Geo: A Visual History, il nuovo libro di Bitmap Books, curato fra gli altri dal “solito” Sam Dyer, ma non – come intuibile dal titolo – parte della collana Compendium, anche se sulla carta avrebbe potuto tranquillamente finirci. Come mai? Beh, innanzitutto, si tratta di un volume ufficiale, prodotto con la collaborazione di SNK, che per la prima volta ha dato vita a un libro del genere, sul Neo Geo, in lingua inglese e ha pure tirato fuori per l’occasione un pochino di materiali inediti. In secondo luogo, ha un’impostazione lievemente diversa rispetto ai volumi di quella collana, essendo ancora più incentrato sull’aspetto visivo e con una componente redazionale gustosa ma molto ridotta. Infine, diciamocelo, c’è il motivo principale: il volume sul Neo Geo non poteva uniformarsi a una collana già esistente, era obbligato dal suo lignaggio a cercare una via alternativa, che rispettasse i sacri dettami della mitica pubblicità che lo accompagnò nei magici iuessei. Bigger. Badder. Better.

Il volume, un prestigioso cartonato di grande formato, che nelle edizioni Collector's e Mega si presenta con tanto di contenitore extra lusso, certificazione da tiratura limitata e gadget spiccioli d’accompagnamento, può far venire in mente certe edizioni “oggetto contundente” delle graphic novel americane. È tosto, grosso, pesante, scomodo da leggere, prestigioso da poggiare sul tavolino, seducente nella sua lucidità, nei suoi aromi, nel modo in cui brucia le retine coi suoi riflessi. Sedersi al tavolo e scrutarne ogni millimetro con un’illuminazione di spessore piazzata sopra alla capoccia è esperienza stratificata, appagante, ai limiti del sessuale. Sfogliarlo, girarne le quattrocento pagine con cura, fermarsi ad ammirare ogni singola immagine è un semplice dovere morale, cui si ha il diritto di rinunciare solo se del Neo Geo, o del videogioco di un tempo, frega poco o nulla. Ci sta. Significa essere brutte persone, ma ci sta.

L’esperienza mistica si apre con una serie di sintetici ma ficcanti contributi testuali che raccontano la storia della linea hardware Neo Geo, le sue fortune, le sue sfortune, i suoi successi e i suoi fallimenti. Un’infarinatura interessante e ben raccontata, che magari ha il solo limite di essere un po’ troppo dedicata alle lodi senza se e senza ma, come del resto è forse inevitabile per un libro ufficiale. Si passa poi all’hardware-porn, con una raffica di immagini dedicate a progetti, macchine, interni, esterni, modelli particolari, pezzi rari scomparsi nel tempo e altre amenità. Scatti dalla bellezza abbacinante nei quali immergersi. E il libro procede così, regalandoci rassegne di personaggi, bozzetti, fotogrammi d’animazione, fondali che ancora oggi lasciano a bocca aperta (quella tripla striscia da Metal Slug X è fuori misura e anche gli scatti da Mark of the Wolves non scherzano), volantini e stampe promozionali, riviste, fanzine, sale giochi e artwork, con ovviamente a svettare fra questi ultimi il lavoro sempre pazzesco di Toshiaki “Shinkiro” Mori. Una volta conclusa l’orgia estetica, torna in campo il lavoro redazionale, con un breve racconto di come si è evoluta SNK nell’ultimo decennio e tre simpatiche interviste a Tatsuhiko Kanaoka (grafico), Yasuyuki Oda (produttore) e Hideki Asanaka (compositore). Infine, a chiudere, l’inevitabile elencone da collezionisti di tutti i giochi prodotti per i vari formati di Neo Geo. Fine.

Neo Geo: A Visual History è il prototipo dello scintillante libro videoludico da tavolino. Racconta quasi tutto quel che ha da raccontare tramite le immagini e può risultare forse superfluo per chi preferisce immergersi in testi densi e ricchi di aneddoti, ma racchiude fra le sue lucide pagine la fondamentale storia di una macchina che ha segnato in maniera trasversale il videogioco anni Novanta. Provate a prenderlo in mano, sopravvivete all’ernia che ne deriva e ditemi che non è irresistibile, se ne avete il coraggio.

Casomai voleste comprarvelo, vi segnalo che dovete farlo dal sito ufficiale dell'editore.

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