Backlog #4: Non so trovare un titolo perché sono scemo e penso solo a roba banale

Backlog #4: Non so trovare un titolo perché sono scemo e penso solo a roba banale

Backlog è la rubrica in cui chiacchieriamo fuori tempo massimo di giochi che abbiamo recuperato nella nostra lotta infinita contro il cumulo di arretrati. Sono quei giochi troppo recenti per poter essere ammessi nell'ospizio, ma già troppo vecchi perché possa ancora interessare a qualcuno una recensione classica.

Ho comprato un N-Vidia Shield k1. Bello, vero? Non ve ne frega, vero? E mi sa che avete ragione, però tornare ad avere un buon tablet mi ha reso la vita migliore. Ha reso il mio iPhone migliore, liberandolo dal dolce ma pesante fardello di un Hearthstone che ciuccia spazio come pochi altri. Mi ha reso un lettore migliore, potendo tornare finalmente a leggere fumetti e libri in mobilità, leggerezza e oserei dire risparmio. Mi ha reso però un po’ più povero come giocatore, portandomi a spese pazze per accaparrarmi giochi ideali da “tablet” che prima non potevo avere. O che prima, sugli schermi piccini picciò dello smartphone, mi godevo assai meno.

Come potreste aver intuito dal gioco citato in apertura, sono un amante dei card game. A livello quasi viscerale. Mi viene voglia di provarli tutti nel momento esatto in cui li vedo. Ecco perché, dopo il gioco Blizzard, sul mio tablet ho presto acquistato o installato Pathfinder Adventures, Concrete Jungle e Solitairica. Tre card game molto diversi tra loro ma tutti ben confezionati e appassionanti.

Il primo riprende, come il nome fa intuire, lo spinoff del celebre Pathfinder, gioco di ruolo edito da Paizo in giro ormai dal 2009 e che ha avuto un enorme successo. Sviluppato da Obsidian, quelli di Tyranny e del magnifico Fallout: New Vegas, è un gioco che tenta di riportare le atmosfere ruolistiche di Pathfinder in una sorta di living card game cooperativo, molto personalizzabile nel ritmo e nel livello di difficoltà, ricco di fascino ma dal modello di business non proprio simpaticissimo. Tutto inizia scegliendo un team composto da diversi avventurieri, ognuno delle quali corrispondente a una delle solite classi fantasy da Dungeons & Dragons a venire, per lanciarli in mirabolanti avventure, occasioni per menare dadi e carte contro altre carte rappresentanti mostri o cattivoni di ogni sorta. Ogni eroe possiede un proprio deck che si compone in un numero variabile di armi, armature, magie e oggetti consumabili. Come da tradizione ruolistica, i citati dati servono a superare “tiri”, prove di combattimento, destrezza o intelligenza che vi si pareranno davanti sempre in forma di carte. Ogni scenario si compone infatti di più location, ciascuna delle quali rappresentata da regole specifiche e mazzi propri.

A volte ho sentito il bisogno di abbandonarlo, ma poi prima o poi torno sempre su Pathfinder Adventure.

All’inizio di ciascun turno, ogni personaggio pesca una carta dal mazzo-location in questione e ne affronta la prova, generalmente utilizzando i dadi più potenziamenti derivanti da spell, oggetti di equipaggiamento o benedizioni, particolari strumenti molto potenti. Si prosegue così, cercando di sconfiggere il boss prima dello scadere dei turni; questo tenterà, quando messo alle strette, di scappare in altri luoghi, che il party dovrà chiudere uccidendo gli scagnozzi del cattivoni di cui sopra. Difficile da spiegare quanto facile da giocare, Pathfinder Adventures ha meccaniche intriganti e complesse, forse un pelo ripetitive, ma i fantastici artwork del gioco e le numerose possibilità di personalizzare le proprie avventure lo rendono ottimo anche sul medio-lungo periodo.

Il gioco è in formula free to play con un’avventura e una manciata di personaggi; è possibile acquistare altre storie ed eroi con moneta in game, ma i costi sono così proibitivi che, una volta saggiate le qualità del titolo Obsidian, ho acquistato il season pass a circa 25 €. Tra la bontà delle meccaniche e la quantità immane di contenuti messi così a disposizione, con l’aggiunta poi della modalità Quest, che crea “avventure” casuali, non mi sono mai pentito dell’esborso. Costicchia, ma ne vale la pena, grazie anche alla possibilità di giocare in multiplayer asincrono sullo stesso device o in contemporanea via wi-fi e connessioni internet.

Costa decisamente meno, 4,99€ su iOS e Android, Concrete Jungle, stilosissimo card game dal sapore di city builder. Messe da parte le cotte di maglia e le tuniche fantasy di Pathfinder Adventures, questa volta si è chiamati a vestire i panni di un urbanista intento a popolare nel migliore dei modi vuoti territori con strutture, case e palazzi. Le lande appena citate sono rappresentate da una scacchiera a caselle quadrate, in cui andremo a posizionare appartamenti, stazioni di polizia o industrie pescate dalla nostra immancabile pila di carte che, stavolta, formano appunto un ventaglio di costruzioni da distribuire nel migliore dei modi. Lo scopo è quello di segnare, in ogni riga, un determinato numero di punti.

Concrete Jungle mi piace incredibilmente e mi fa incazzare incredibilmente.

Alcune strutture, infatti, aggiungono punti in determinate caselle, altre invece ne sottraggono, mentre solo le abitazioni possono raccoglierli e sommarli, per poter così superare gli obiettivi, scorrendo riga su riga fino a quella finale. Tra i numerosi livelli del gioco, non mancano varianti sul tema, come quella legata al versus, in cui due urbanisti si sfidano a colpi di piazze, fattorie e supermercati, cercando di rubarsi punti a vicenda. Dalle meccaniche semplicissime ma discretamente profonde e con un livello di difficoltà tostissimo, Concrete Jungle mi ha catturato, coniugando tanto stile ad innegabile sostanza. Lo trovate anche su Steam, ma giocarci sul tablet mentre si è sotto le coperte, per ripararsi da questo gelido gennaio, è molto meglio. Occhio ai bestemmioni, però.

Per chiudere la serie “c’è su PC ma mobile è meglio”, ecco Solitairica. Come accennato nel corso di un Outcast Magazine, è un bizzarro ma riuscito incrocio tra un GdR e il classico solitario. Nei panni di un eroe senza macchia né paura, si è invitati a uccidere mostri su mostri fino a raggiungere e, auguratamente, sconfiggere il boss finale. Ogni avversario è un solitario diverso da risolvere nel migliore dei modi, preservando punti vita e utilizzando le giuste abilità per districarsi da situazioni complicate. I bestioni infatti useranno, turno dopo turno, diverse abilità per rallentare le vostre azioni o infliggere danni, proprio come un cattivone in un gioco di ruolo. Allo stesso modo, gli eroi tra cui si è chiamati a scegliere ad inizio partita appartengono a diverse classi, che determinano i punti vita e le abilità di partenza.

Solitairica ha una comodissima funzione di autosaving, ideale per brevi pause cesso.

Tra un avversario e l’altro è poi possibile acquistare nuovi incantesimi o equipaggiamento in grado di offrire a volte bonus quasi fondamentali per proseguire nell’avventura. Attenzione, però: la sconfitta costringerà a ricominciare tutto daccapo, mentre il gioco si occuperà per voi di mescolare avversari e loro caratteristiche, in modo di garantirvi continuamente nuovi stimoli. Molto gradita, inoltre, la possibilità di sbloccare nuovi mazzi o potenziamenti per quelli esistenti.

Solitairica costa 3,99€ su iOS, mentre su Android è in formula free to play, con acquisto in app per sbloccare tutti i contenuti. Ed è un fenomenale gioco da cesso, tanto che l’ho tolto dal mio iPhone per giocarci sullo Shield perché il secondo lo lascio a casa quando vado al lavoro. E rischiavo delle pause cesso dalla durata delle pause pranzo. 

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