Old! #176 – Settembre 1986

Old! #176 – Settembre 1986

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Tre anni prima si era manifestato sul mercato giapponese per mangiarselo tutto. A fine 1985 si era presentato su quello americano, sfidando lo stigma applicato alle console da gioco dopo il crash di qualche tempo prima (qui è dove vi ricordo che comunque dovete finirla: si giocava su computer. Sì, anche in America) e finendo per conquistare gli yankee. Infine, il primo di settembre del 1986 il NES (Nintendo Entertainment System) si presenta anche dalle nostre parti, distribuito da Mattel in svariati territori, compreso quello italiano. La lineup di lancio propone 10-Yard Fight, Excitebike, Ice Climber, Mario Bros., Pinball, Popeye, Stack-Up e Tennis.

La console Nintendo, in Europa, farà più fatica che in patria e negli USA, non riuscendo a diventare monopolista anche qui per il buon successo riscosso da Sega e per la diffusione più capillare dei personal computer come macchine da gioco. Ma, insomma, saranno comunque tanti bei soldoni e un certo qual contributo agli oltre sessanta milioni di pezzi venduti nel mondo con cui si chiuderà la carriera dell'8 bit Nintendo. 8 bit che continuerà a vivere per decenni anche grazie alle periodiche riproposizioni dei suoi giochi e a iniziative come quella faccenda del NES piccolino che giustamente arriva per il trentennale.

Il 20 settembre del 1986, invece, arrivano in sala giochi Out-Run ed Enduro Racer. E qui lascio la parola al nostro Stig redazionale, anche noto come Fotone.

No, dico, chi non ha mai giocato con Out Run? Eh? Chi??? Forse solo gli stronzi e i morti prima del 1986. Già, perché Out Run è estasi suprema che è propria del gameplay arcade. Guai a considerarlo un racing game: Out Run è un gioco di guida, IL gioco di guida, un’esperienza automobilistica mistica, adrenalinica, rincorrendo orizzonti migliori assieme a una bionda mozzafiato.

Della versione arcade esistevano quattro possibili cabinati, due con seduta (uno con schermo da 26 pollici e scocca personalizzata e l’altro un po’ più polacco), e due da guidare in posizione eretta, dotati di volante, leva del cambio, pedale dell’acceleratore e freno. Il gioco di Suzuki e SEGA AM2, sviluppato sulla SEGA Out Run Arcade System Board, sfruttava la cosiddetta tecnologia Super-Scaler, utilizzata l’anno prima con Hang-On e Space Harrier, che permetteva agli sviluppatori di trattare gli sprite bidimensionali come se fossero dei veri e propri oggetti 3D. E tutto sfrecciava come fossimo già nel 1997.

E poi, e poi, la colonna sonora, entrata nella storia della musica indimenticabile tout court, composta da Hiroshi Kawaguchi, deliziava con tre tracce EPICHE (Passing Breeze, Splash Wave e Magical Sound Shower), con in più una traccia aggiuntiva, Last Wave, che si sbloccava dopo il completamento del gioco e non prima di aver inserito le proprie iniziali, scolpendole nel gotha dei migliori outrunner.

Curiosità: sapevate che l’ispirazione per la creazione del gioco, parola di Yu Suzuki, arrivò dalla passione del game designer nipponicissimo per un vecchio film dell’81 intitolato La corsa più pazza d’america (con Burt Reynolds, Roger Moore, Farrah Fawcett, Dean Martin, Sammy Davis Jr., Jackie Chan)? “Pensai che sarebbe stato bello creare un gioco del genere. Il film attraversava l’America, così buttai giù un piano per seguire lo stesso percorso e raccogliere dati. Una volta organizzato il tutto, realizzai, però, che il paesaggio da percorrere non sarebbe cambiato molto, quindi decisi di rivedere il tragitto e raccogliere dati in Europa. Partii allora da Francoforte, dove noleggiai un’auto, installando una telecamera sul cruscotto. Girai così per le strade di Monaco e Montecarlo, lungo le strade di montagna della Svizzera, fermandomi poi in hotel a Milano, Venezia e Roma, raccogliendo dati per una quindicina di giorni.”

Fregno!
Se leggi Wikipedia, vomiti tosto: “Enduro Racer è un videogioco arcade di motociclismo pubblicato nel 1986 da SEGA e successivamente convertito per molte piattaforme domestiche, nelle versioni per computer edito da Activision. Sul mobile arcade originale il sistema di controllo è un manubrio con freno e acceleratore realistici e una versione comprende anche un sedile a forma di motocicletta.”

Diciamo che Enduro Racer era come Hang-On (stesso motore grafico e hardware), ma sullo sterrato, con tanto di gamba estesa in curva, per agevolare l’appoggio. Non c’era fango a insozzare la moto, ma era possibile impennare, saltare, atterrare su avversari o chissà dove, cercando sempre di evitare massi, alberi e altri ostacoli naturali. Nonostante le motociclette a ruote scolpite, la velocità sul tachimetro e quella percepita (quasi duecento chilometri orari) erano più che soddisfacenti, e il suo creatore (Yu Suzuki, certo), poteva esserne ben fiero.

A quel tempo, però, a Chieti tutti andavano pazzi per le moto da strada, e nessuna sala giochi aveva un cabinato di Enduro Racer, quindi frechete. Ovviamente, l’ho recuperato altrove, tipo sul Commodore 64. Piccola perversione: non serviva frenare, ma ero innamorato di quel faro posteriore.
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