Vi invito a trascorrere quasi tre ore della vostra vita assieme a Toni Erdmann

Vi invito a trascorrere quasi tre ore della vostra vita assieme a Toni Erdmann

Toni Erdmann è un film delizioso, delicato, divertente e toccante in quella maniera tutta asciutta, ma insistita, un po' lurida e sbracata che è propria del cinema europeo. È un film ambizioso, che riesce nell'impresa di far ridere, riflettere e (quasi) commuovere senza stancare un attimo per centosessantadue minuti che volano via come se fossero novanta. E non ti spieghi neanche come sia possibile che siano volati via così in fretta, perché non è che hai passato quelle tre ore scarse ridendo tutto il tempo, lasciandoti trascinare da una storia appassionante, facendoti travolgere da un ritmo serrato. No, anzi, si tratta di un film pacatissimo, che non usa mezza nota musicale per cercare di spingere il sentimento e che racconta la sua storia in maniera asciutta e lineare.

La storia, per altro, è piuttosto semplice e a dirla tutta il punto di partenza puzza anche di cliché lontano un miglio: abbiamo un padre di una certa età che lavora come insegnante di musica e non ha mai rinunciato a fare l'idiota per strappare risate a tutti e una figlia in carriera serissima, che non sorride mai e conduce una vita solitaria, da segregata, affogando nello stress e incapace di godersi un singolo momento. Roba che, se fosse ancora possibile, ci vedrei benissimo un remake americano insopportabilmente mieloso e melodrammatico con Robin Williams in odore da Oscar. La regista Maren Ade, però, fa la magia e, grazie anche a due performance eccellenti degli attori protagonisti, tira fuori un film ben più riuscito di quel che si potrebbe temere con quelle premesse.

Da un lato c'è la scrittura dei personaggi, che partono come macchiette, onestamente anche abbastanza antipatiche, ma pian piano svelano personalità ben più ricche  e intriganti. Dall'altro c'è la capacità fenomenale di mantenere un equilibrio perfetto fra il taglio verace del racconto, i lampi di folle umorismo sopra le righe e quei bellissimi accenni fugaci al mondo fuori dalla finestra, alle persone che vivacchiano ai margini della vita raccontata. In più, tutta la parte conclusiva regala un crescendo di situazioni sempre più assurde, che permettono ai protagonisti di buttar finalmente fuori quel che hanno dentro ma non culminano in un facile finale strappalacrime. C'è un ultimo e toccante momento in cui si tirano le fila, c'è la classica espressione plateale della moralina, ma non c'è un abbraccio consolatorio, non c'è un'impennata musicale, non ci sono insomma le scelte facili che ci aspetteremmo altrove. Tipo nel remake americano. Insomma, Toni Erdmann è un bel film. Non mi ha fatto innamorare come praticamente chiunque ne abbia scritto da Cannes e da Toronto, ma è un bel film.

Il film ha fatto incetta di premi a vari festival, compreso il FIPRESCI a Cannes, ed è stato per il momenti distribuito in territori selvaggi dove si parlano lingue bizzarre come il francese e il tedesco. A cavallo fra questo e il prossimo anno girerà un po' per il mondo, ma non è ancora prevista un'uscita italiana. Considerando quanto se ne parla, comunque, suppongo che prima o poi arriverà. Magari al President.

Song of the Deep: mare, sprofonda con me

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Old! #177 – Settembre 1996

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