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Librodrome #84: The Story of the Commodore 64 in Pixels

Librodrome #84: The Story of the Commodore 64 in Pixels

Attenzione, in questa rubrica si parla di cultura. Niente di strepitoso, o che ci farà mai vincere il Pulitzer, ma è meglio avvertire, perché sappiamo che siete persone impressionabili. E tratteremo anche dei libri. Sì, quelle cose che all’Ikea utilizzano per rendere più accattivanti le Billy. E anche le Expedit.

Qualche tempo fa, qualcuno su Facebook mi aveva chiesto se The Story of the Commodore 64 in Pixels non rischiasse di essere un po' troppo "sovrapponibile" a Commodore 64: a visual Commpendium. Ebbene, la risposta è no: andate e comprate. O continuate a leggere, ché mi spiego meglio. La domanda è lecita, quel "in Pixels" nel titolo del libro può trarre in inganno, ma il volume di Chris Wilkins, pur vantando una lunga e splendida serie di immagini, illustrazioni, fotografie e contributi visivi d'epoca, che vanno ovviamente anche a includere spettacolari screenshot di gioco, segue un percorso narrativo completamente diverso da quello dell'ormai doppio tomo di Sam Dyer.

Il modello è sostanzialmente quello dei due libri che Wilkins ha dedicato alla storia di Ocean e U.S. Gold. La parte iniziale racconta la storia vera e propria del Commodore 64, partendo da quella di Jack Tramiel, giovane polacco sopravvissuto ad Auschwitz e alle cure del dottor Mengele che nel 1947 si trasferisce negli Stati Uniti ed entra nel mercato delle macchine da scrivere. Quasi dieci anni dopo, fonda Commodore e pian piano, sfruttando stratagemmi degni di un'avventura grafica (tipo l'importazione – vietata – di componenti dalla Polonia facendole passare per il Canada e assemblando lì prodotti che diventano quindi canadesi), costruisce un piccolo impero, con il quale approfondirà sempre più l'interesse per le nuove tecnologie e inizierà a macinare successi nell'ambito dei personal computer, all'insegna del motto "Per le masse, non per le classi".

Giusto per citare un paio di nomi che hanno partecipato.

Giusto per citare un paio di nomi che hanno partecipato.

Il libro, come detto, racconta la sua storia e quella della sua azienda, i vari modelli di computer, il successo irripetuto e irripetibile del Commodore 64 (30 milioni di pezzi venduti nel mondo) e l'abbandono a sorpresa per andare a fondare la Tramel Technology e finire paradossalmente a combattere con furia l'Amiga 500 con il suo Atari ST. Ma non solo di Tramiel racconta il libro, anzi: proseguendo nella lettura, ricca e coinvolgente, si scoprono bellissime sezioni dedicate ad angoli affascinanti del mondo che andava a costituire quella macchina: i vari supporti per il software, comprese le cartucce (ne avevo un paio!), il mitologico chip audio SID (Sound Interface Device) e le schermate di caricamento, vero e proprio mondo a parte.

E ancora, il libro prosegue con una sezione dedicata ai giochi considerati più importanti o significativi, ed è forse in queste settanta pagine che si sovrappone un po' al lavoro fatto da Sam Dyer nel suo volume, ma non è davvero sufficiente a poter far desistere dal doppio acquisto. Anche perché nella frazione conclusiva da oltre cento pagine, come nei libri su Ocean e U.S. Gold, arrivano i ricordi, le chiacchiere, i pensieri rivolti a un'epoca lontana per bocca e mano dei suoi protagonisti. Produttori, programmatori, designer, giornalisti, grafici, compositori, gente che passava di lì per caso... c'è veramente chiunque, in un tripudio di nomi storici e nomi che neanche conoscevi, e la girandola di informazioni che ne viene fuori è travolgente, anche se un po' stancante. Insomma, la sostanza è che The Story of the Commodore 64 in Pixels è l'ennesimo libro per il quale non mi sono pentito di scucire l'obolo su Kickstarter (e ho versato pure quello per l'equivalente in zona Amiga 500). Poi, oh, vedete un po' voi.

Casomai voleste comprarvelo, vi segnalo che dovete farlo dal sito ufficiale dell'editore.

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