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Mighty No. 9, quando il pedigree non conta

Mighty No. 9, quando il pedigree non conta

Guardate questo artwork. Guardatelo.

Ha il sapore dei cartoni della domenica mattina d'estate, è pieno di colori, di carattere, di amore. E poi guardate Keiji Inafune. Guardatelo.

È ancora più bello dell'artwork. È l'uomo che ha partorito Mega Man e tante altre cose buone per Capcom.

Quando ho infilato nella PS4 il disco di Mighty No. 9, il "successore spirituale" di Mega Man lanciato su Kickstarter da Inafune, mi aspettavo un'esplosione di colori, di genio, di gameplay. Qualcosa che unisse la bellezza dell'artwork allo stile di questo meraviglioso gentiluomo nipponico. E invece no. Il carisma infinito dei disegni lascia spazio a un insipido Unreal Engine con colori spenti e sfondi privi di ispirazione, mentre il gioco si presenta con delle cutscene lunghe, animate e doppiate da un sordocieco. Inutile girarci intorno: il primo impatto di Mighty No. 9 è pessimo, su tutti i fronti.

Eppure il gioco c'è, per chi supera la tristezza iniziale. Il nostro eroe metallico deve affrontare una serie di robot impazziti, per poi ottenerne i poteri speciali. Può affrontarli nell'ordine che preferisce, in lunghi livelli progettati da designer mediamente bastardi. Per ogni livello c'è un numero limitato di vite, quindi, se arriva il game over davanti al boss, bisogna ricominciare da capo. In pratica, con tutte le piccole differenze del caso, la struttura è esattamente quella di Mega Man. La vera novità di Mighty No. 9 è il sistema di combo, che prevede una serie di scatti repentini contro i nemici storditi dai colpi. Più nemici si travolgono, più si ottengono Xel e power up. L'idea è interessante, anche perché incoraggia ad affrontare i livelli come in uno speedrun, ma non basta a reggere tutto il gioco. In primo luogo perché la possibilità di scattare è infinita, il che mina il senso delle sezioni di platforming, ma soprattutto perché quando si rompe la combo il ritmo del gioco si inchioda, passando da uno spettacolo di salti e proiettili a una lenta attesa del momento giusto per muoversi.

Sul fronte tecnico, oltre ad avere una grafica dimenticabile, Mighty No. 9 scatta e rallenta. Com'è possibile che rallenti una roba simile, su una PS4? I livelli sono una raccolta di cliché del genere e con un paio di eccezioni sono anche banali sul fronte del design. Aggiungiamo il fatto che i poteri che si ottengono dai boss vanno dal completamente inutile al troppo potente, e ci troviamo con un finto Mega Man che non ha capito perché i vecchi Mega Man erano belli. Mighty No. 9 si lascia giocare, ma non ha una briciola di quello che mi aspettavo dal suo pedigree. Credo che il suo vero potenziale sia nella comunità degli speedrunner, che potranno divertirsi con spettacolari corse in tutti i livelli, ma gli altri si troveranno con un platform/shooter dolorosamente generico. Che delusione.

Ho giocato a Mighty No. 9 su PS4, con un disco promo inviatomi da Nabucodorozor (che credo l'abbia ottenuto prostituendosi in Stazione Centrale, o forse chiedendolo al distributore italiano). Ho passato il primo pomeriggio a bestemmiare in armeno, poi ho superato un livello, ho ottenuto un potere e ho picchiato tutti gli altri. Come in Mega Man!

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