Hello Neighbor: la finestra sul badile

Hello Neighbor: la finestra sul badile

Stai ancora finendo il trasloco e ti sei appena infilato nella tua nuova casa, una simpatica villetta dalle dimensioni modeste ma soddisfacenti, ben posizionata in zona residenziale fornita dai mezzi e da tutte le necessità. Ti fai una bella dormita ancora circondato dagli scatoloni ma ti ritrovi preda di un incubo bizzarro, che coinvolge il tuo (ancora sconosciuto) vicino della casa di fronte, e al risveglio, il giorno dopo, ti ritrovi ad osservare dalla distanza una scena inquietante. Attraverso la finestra del vicino in questione, lo vedi mentre sottomette una vittima urlante e la trascina via… scatti di corsa per osservare meglio e, sbirciando da un’altra finestra, vedi il tizio mentre chiude il portone blindato della cantina. Cosa avrà combinato? Cosa fare in una situazione del genere? Chiamiamo la polizia? Ma no, che domande, mi sembra molto più intelligente entrargli in casa.

Questo, bene o male, è lo spunto di partenza offerto da Hello Neighbor, quantomeno nella sua versione “Alpha 2”. Il gioco è infatti disponibile da tempo sotto versione di rozzissima Pre-Alpha gratuita, scaricabile dal sito ufficiale, ma è possibile acquistarlo in una sorta di accesso anticipato fatto in casa: sono 29,99 euro che daranno ovviamente diritto al gioco completo, quando sarà disponibile e, nel frattempo, permettono di seguirne lo sviluppo, un aggiornamento alla volta. Fra la prima Pre-Alpha e l’attuale Alpha 2 ci passa l’abisso che va da un prototipo semplice e raffazzonato, ma già divertente e promettentissimo, e un gioco dallo stile grafico semi-definitivo, con inclusi alcuni elementi narrativi, un tutorial vero e proprio, svariate rifiniture. Il ragazzo cresce a vista d’occhio.

Ma nella sostanza, di cosa si tratta? Beh, di una specie di survival horror, che applica bene o male il modello dei vari Outlast e Alien: Isolation a un contesto più da sandbox, da playground basato su sistemi e meccaniche emergenti, come si suol dire nei salotti bene del videogioco. Lo scopo finale del giocatore consiste nello svelare cosa cacchio si nasconda nello scantinato del vicino, ma per farlo bisogna esplorare la casa in lungo e in largo, trovare modi sempre diversi per non farsi beccare come dei fessi, evitare la cattura da parte del (presunto) psicopatico e, già che ci siamo, divertirsi con la costruzione bizzarra, articolata e piena di follie che lo sviluppatore ha ideato per il teatro degli eventi.

A tal proposito, la Alpha 3, che arriva proprio in questi giorni, dovrebbe offrire una casa esplorabile dalle dimensioni ragguardevoli, molto più ricca di elementi interessanti rispetto a quelle viste fino a qui. Per scrivere quest’anteprima non ho aspettato di provarla, per incastri sfortunati di tempo, ma insomma, mi sembrava comunque un’occasione buona per dire due cose sul gioco, anche alla luce del fatto che, contestualmente, la Alpha 1 viene resa disponibile gratuitamente per chiunque voglia provarla. Ma la domanda è: Hello Neighbor si merita trenta euro scarsi? E la risposta è che allo stato attuale vale sempre la regola del dare soldi a campagne di raccolta fondi e accessi anticipati solo se si vuole supportare lo sviluppo, senza considerarli dei veri acquisti. Riguardo al gioco completo, invece, vedremo, ma tutto sommato mi sembra che ci sia il potenziale per un’esperienza piuttosto ricca.

L’elemento chiave, ovviamente, sta nella natura e nell’adattabilità dell’intelligenza artificiale che gestisce il comportamento del vicino (presunto) psicopatico. E non a caso, fra gli obiettivi dell’Alpha 3 c’è il metterla alla prova all’interno di un’ambientazione più grande e più vicina a quella che dovrebbe essere la casa “finale”. Ma cosa fa, ‘sto vicino? Beh, innanzitutto si intrattiene nelle sue attività private, che possono riguardare lo scantinato ma possono anche deviare verso la pura normalità: può gironzolare per casa, farsi una doccia, dormire, pensare al giardino, guardare la TV spaparanzato sul divano, mangiare… e parte del gioco starà anche nel comportarsi da stalker provetti, osservandone le abitudini e imparando a sfruttarle per agire a sua insaputa.

Il vicino, però, è anche molto bravo a reagire a quel che facciamo, quindi, se continuiamo ad entrargli in casa, a spostare oggetti, aprire porte e, insomma, lasciare tracce della nostra presenza, inizierà a seminare trappole in giro, a spostare a sua volta oggetti, a nascondere meglio chiavi e combinazioni, a renderci la vita difficile. Ne viene fuori un gioco che ha il pregio di essere parecchio imprevedibile e sorprendente, dato che anche un’accurata pianificazione delle proprie mosse può andare gambe all’aria, nel momento in cui il maledetto ha piazzato una trappola che non ci aspettavamo o si è accorto che avevamo trovato la chiave e ha deciso di spostarla altrove. In più, sembra esserci una buona varietà e versatilità del sistema di gioco, fra i possibili nascondigli, la simulazione del campo visivo che permette di sfruttare ostacoli per provare a non farsi vedere, la gestione fisica degli oggetti e via dicendo.

Di contro, ho l’impressione che Hello Neighbour possa pagare un po’ quello che è alla fin fine il difetto storico dei giochi horror basati su queste meccaniche: all’ennesima volta che ci riprovi, la tensione va a farsi benedire. Dalla sua, però, il gioco dello studio Dynamic Pixels ha un’impostazione visiva e stilistica che già in partenza tende a non prendersi troppo sul serio, oltre all’elemento dell’imprevedibilità, che dovrebbe aiutare a rimanere sempre sulle spine. Inoltre, il sandbox sembra essere solido e, se anche sulla distanza la tensione dovesse venire meno, rimarrebbe comunque il divertimento dato dal playground libero e dalle opportunità che offre. Insomma, sono fiducioso. Non so se spenderei trenta euro per Hello Neighbor, e infatti ci ho giocato grazie a un codice ricevuto dallo sviluppatore, ma lì il problema è anche mio: se il gioco mi mette troppa ansia, preferisco fare altro. Suppongo che sia un complimento.

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