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Old! #186 – Novembre 2006

Old! #186 – Novembre 2006

Old! è esattamente quella stessa rubrica che da vent'anni vedete apparire su tonnellate di riviste o siti di videogiochi. Quella in cui si dice "cosa accadeva, nel mondo dei videogiochi, [inserire a piacere] anni fa?" Esatto, come su Retro Gamer. La facciamo anche noi, grazie a Wikipedia, pescando in giro un po' a caso, perché siamo vecchi nostalgici, perché è comoda per coprire il sabato e perché sì. Ogni settimana, anni Settanta, Ottanta, Novanta e Zero, o come si chiamano. A volte saremo brevissimi, a volte saremo lunghissimi, ogni singola volta si tratterà di una cosa fatta senza impegno, per divertirci assieme a chi legge, e anzi ci piacerebbe se le maestrine in ascolto venissero a dirci "oh, avete dimenticato [inserire a piacere]".

Grande giornalismo vintage.

Grande giornalismo vintage.

A novembre del 2006 escono talmente tanti giochi che a un certo punto ho smesso di consultare Wikipedia perché sommerso dai titoli e ho arbitrariamente deciso che me ne ero appuntati a sufficienza. Comunque, il 3 novembre di quell’anno è il giorno in cui vince chi seppellisce viva la bambina. Arriva infatti dalle nostre parti, per la gioia dei pennivendoli locali, Rule of Rose, gioco di cui si parlerà più che altro per le polemiche senza fine scatenate dall’allora Commissario europeo per la giustizia Franco Frattini, a seguito delle quali, addirittura, 505 Games deciderà di non distribuirlo nel Regno Unito. Rule of Rose viene comunque accolto da pareri contrastanti, riassumibili in “C’è del buono, ma da giocare è una faticaccia” e finirà per diventare uno fra i giochi più rari per PlayStation 2.

Nello stesso giorno esce su PSP Killzone: Liberation, pseudo-seguito portatile del supposto Halo killer uscito su PlayStation 2 un paio di anni prima. Invece di provare a portare l’FPS sulla francamente poco adatta console portatile Sony, lo studio Guerrilla Games se la gioca con la mossa della sparatutto tattico inquadrato dall’alto, tirando fuori un gioiellino che personalmente apprezzerò non poco. Sette anni dopo, il nuovo Killzone portatile su PlayStation Vita sarà un FPS, e buona camicia a tutti.

Una settimana dopo arriva, sempre su PSP, Grand Theft Auto: Vice City Stories, seconda uscita nel mondo portatile Sony per la serie open world targata Rockstar Games. Fra le caratteristiche peculiari di questo episodio si segnala il sistema di gestione del proprio impero criminale, che permette di controllare le organizzazioni sottratte ai rivali e sfruttarle per accumulare capitale. Il gioco riscuote buon successo di pubblico e critica, nonostante i tempi di caricamento pachidermici figli dei maledetti UMD, e pochi mesi dopo farà anche la sua apparizione su PlayStation 2, conquistandosi l’onore di essere l’ultimo GTA pubblicato sul monolito nero Sony.

Proseguiamo nel mese con la pubblicazione di Call of Duty 3, che cade il 10 novembre del 2006. Il gioco di Activision può vantare il dubbio onore di essere l’unico episodio della serie a non uscire su PC, oltre che il primo a non essere sviluppato da Infinity Ward, dando inizio all’alternanza annuale fra lo studio di Vince Zampella e Treyarch. È anche l’ultimo Call of Duty ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale, che all’epoca ha onestamente ormai frantumato le scatole.

Orfani quindi del nuovo Call of Duty, gli utenti PC si consolano con l’uscita nello stesso giorno di Medieval II: Total War, quarta uscita nella serie di strategici targati Creative Assembly, che torna sul luogo del delitto medievale quattro anni dopo la prima volta, proponendo… no, OK, non ci provo neanche, non so di cosa sto parlando: guardate su Wikipedia.

Andiamo avanti ancora di una settimana e vediamo spuntare su PSP Lumines II. Ma ci pensate a quanti giochi uscivano, su PSP? Voglio dire, all’epoca magari ci si lamentava della lineup ma, insomma, rispetto a come è poi andata con PS Vita, il grasso colava in maniera abbondante. Comunque, Lumines II è il secondo Lumines. Che vuoi dirgli?

Lo stesso giorno vede l’uscita di Tony Hawk’s Project 8, che ci piace ricordare come l’ultimo Tony Hawk dignitoso che si sia mai visto e che mai si vedrà nel mondo dei videogiochi. Agevolo documentazione in video.

Ma, colpo di scena, lo stesso giorno dei due precedenti vede l’uscita di Gears of War. Gioco simbolo della carriera di Cliff Bleszinski, l’avventura d’esordio del caro Marcus Fenix avrebbe dovuto inizialmente essere un Unreal, ma poi il design è partito talmente per la tangente da spingere verso un nuovo marchio che, nonostante il primo episodio veda la luce anche su PC, diventerà sinonimo di Xbox 360. Senza stare a discutere su chi ha inventato lo sparatutto in terza persona e chi l’acqua calda, diciamo che Gears of War definisce svariati pilastri di un genere che negli anni successivi andrà ad esplodere e dà vita a una serie capace di generare due seguiti e mezzo sulla stessa console più un quarto capitolo ufficiale su Xbox One.

Da lì a fine mese è tutto in discesa e, fra un Tom Clancy’s Rainbow Six Vegas un Phantasy Star Universe e un Bad Day L.A., mi sento di spendere due parole giusto su Guitar Hero II, secondo capitolo nella serie-bolla genera quattrini ancora ben lungi dall’esplodere e, col senno di poi, ultimo sviluppato da Harmonix, quindi ultimo per cui valga la pena di mostrare una qualche forma d’interesse.

Letture per il weekend – 26/11/2016

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Dishonored 2 - Il Corvo e la Civetta

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