Syndrome e la disperata ricerca di una personalità

Syndrome e la disperata ricerca di una personalità

Capita che un bel giorno ti svegli e ti ritrovi su un'astronave nel bel mezzo dello spazio, dopo aver dormito in una capsula criogenica per chissà quanto tempo. Buona parte dell'equipaggio della SPS Valkenburg è morta e quei pochi rimasti in vita sono misteriosamente impazziti, trasformandosi in inquietanti creature intenzionate a ucciderci.

Tutto ciò sarebbe più che sufficiente per convincere la maggior parte delle persone dotate di buonsenso a rimettersi nella capsula e farsi ibernare per altri cent'anni, ma non basta evidentemente a scoraggiare il nostro intrepido protagonista, tale Galen. Guidato dalla voce di un superstite, mi sono dunque avventurato nei bui corridoi della Valkenburg per scoprire le cause del misterioso evento che ha gettato la nave nel caos.

Le premesse di Syndrome non sono certo delle più originali ed è evidente che il team Camel 101 abbia pescato a piene mani dai più amati esponenti del genere horror di derivazione sci-fi, prendendo in prestito più di un'idea dall'ottimo Alien: Isolation o dalla indimenticabile saga di Dead Space. Tuttavia, nella poche ore impiegate per portare a termine la campagna di Syndrome, non ho mai avuto la sensazione di trovarmi di fronte a un gioco capace di restituire le stesse emozioni – tensione, paura, oppressione – dei due survival horror, ma piuttosto di rivivere qualcosa di già visto, un concept privo di idee originali che scopiazza qua e là senza riuscire a donare il minimo mordente.

Sì, non nego che i primi minuti di gioco siano stati in qualche modo interessanti, vuoi per l'alone di mistero dietro alla sparizione dell'equipaggio, vuoi per l'idea di trovarmi di fronte a creature ostili senza sapere come difendermi, ma basta poco per far sì che la ripetitività del level design e una pessima intelligenza artificiale rendessero l'intera esperienza di gioco monotona e noiosa. Il canovaccio di Syndrome è un continuo susseguirsi di eventi confusi e slegati fra loro, che fungono da mero pretesto per mandarci su e giù per la Valkenburg alla ricerca di un terminale da hackerare o una chiave per aprire una porta, con lo scopo di accedere al livello superiore che, però, è identico (o quasi) a quello inferiore.

Il tutto si ripete per buona parte dell'avventura, mettendoci occasionalmente di fronte a sezioni in cui dovremo eludere la presenza di nemici con un approccio più stealth... ma è proprio in questi momenti che emerge tutta l'inadeguatezza di una I.A. ai minimi storici. Alla legnosità dei movimenti si uniscono pattern banali, facilmente eludibili nascondendosi in un armadietto o fuggendo rapidamente (stamina permettendo) dall'area, con i nemici che torneranno alla propria posizione originale come se nulla fosse, ignari della nostra presenza al tentativo successivo.

Inutile sottolineare come un approccio del genere ai combattimenti abbia smorzato tutta la tensione iniziale, perché nonostante la distribuzione estremamente risicata di risorse come medikit e colpi di pistola – ottenibili in quantità limitata esplorando la stazione spaziale – la maggior parte degli scontri può essere facilmente evitata con un briciolo d'attenzione. Per il resto, vale la regola del sempreverde “trial & error”: sbagli, muori, ricominci dall'ultimo salvataggio. Non ci sono checkpoint, ma salvataggi manuali da effettuare presso uno dei (pochi) terminali sparsi nella nave, chiaramente non segnalati dal gioco, che impongono una certa attenzione nell'affrontare le varie sezioni, onde dover ricominciare da capo, con conseguente (e comprensibile) frustrazione. A rendere più varia l'esperienza di gioco ci pensano saltuari puzzle ed enigmi che, però, sono piuttosto semplici e non riescono a risollevare le sorti di un gameplay che non brilla praticamente mai per originalità.

Come avrete intuito dai paragrafi precedenti, Syndrome è lontano dall'essere un progetto riuscito. Manca una personalità forte, un'idea su cui sviluppare un gioco, qualcosa che possa distinguerlo dalle migliaia di survival horror di stampo fantascientifico presenti sul mercato. Qualche momento ispirato volendo ci sarebbe pure, con jumpscare (nella maggior parte prevedibili) tutto sommato godibili, ma sono dell'idea che per i 24,99 euro del biglietto ci siano alternative molto più valide, sia a livello ludico che sotto un profilo prettamente tecnico, visti gli evidenti limiti mostrati da Syndrome utilizzando il poco performante motore Unity.

Ho giocato a Syndrome grazie a un codice Steam inviatomi dal publisher, portando a termine l'avventura su un Macbook Pro in meno di dieci ore, cercando di limitare al minimo i combattimenti per raggiungere al più presto la tanto agognata fine. Da segnalare la presenza di numerosi bug che rendono a tratti impossibile la risoluzione di alcuni puzzle.

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