La recensione prismatica di Paper Mario: Color Splash

La recensione prismatica di Paper Mario: Color Splash

Paper Mario: Color Splash è mirabile ossimoro videoludico, un'esperienza leggera eppure intensa, un gioco perfetto nella sua imperfezione, un tripudio di bellezza cartacea, afflitto da un sistema di combattimento che porcaputtana, però. Forse – o forse anche senza forse – il gioco confezionato da Intelligent Systems non è esattamente quello che molti si sarebbero aspettati; per giunta, è orfano di qualsiasi elemento RPG, ma è-e-comunque-resta un Paper Mario delizioso, adorabile, piacevolissimevolmente spassoso.

Il suo mondo di carta, interamente di carta (mica come l'ibrido proposto in Sticker Star) è vivo, vivido, vibrante, caratterizzato da uno stile delicato e perciò sublime, divertente e divertito, accompagnato da una narrazione (con una traduzione italiana che lévati per quant'è fatta bene) a dir poco strepitosa. Proprio così: forse i dialoghi, i battibecchi, le geniali trovate dialettiche e gli scambi orchestrati con maestria – ma forse anche senza forse – rappresentano l'aspetto più ammaliante di Color Splash, robba che riporresti il GamePad al suo posto e ti metteresti comodo per goderti lo show, senza manco l'urgenza di giocarlo, guarda. Urgenza che, tra l'altro, non ho mai capito né condiviso.

Poi, però, giochi che ti rigiochi, finisce che devi combattere contro qualcuno. Robetta, scontri facili-facili, che basta una pedata contro un guscio o una bella martellata. E incappi nel sistema di combattimento che porcaputtana, però, mutuato in gran parte dal precedente Sticker Star. Il giocatore ha a disposizione un massimo di 99 carte, da scorrere pallosissimamente tramite frenetici scroll sul GamePad. Per attaccare qualcuno, occorre selezionare una carta e posizionarla su una plancia a slot variabili. A questo punto si entra nella fase del colore che determina la forza del colpo. Quindi bisogna selezionare, confermare e selezionare "Fatto" ancora altre ventisei volte, solo per riuscire a scalciare via il più infimo nemico. Il suddetto sistema si basa sul collezionismo sfrenato di carte sempre più forti e sempre più variopinte.

Manca qualsiasi elemento tipico dei giochi di ruolo (e di tutti gli altri Paper Mario prima di lui, eccezion fatta per Sticker Star, per l'appunto), dunque non c'è crescita del personaggio, ma solo accumulo di carte, e altre carte, e ancora carte. Tutto ciò, purtroppo, porge il fianco a una semplicità di fondo che appare via via sempre più evidente e apre a strategie di gameplay abbastanza banalotte. Anche nel mondo idilliaco di Paper Mario, il denaro è tutto: più monete hai, più carte puoi acquistare, più facili diventano gli scontri. Il combat system, nell'economia del gioco, diviene dunque solamente una prassi barbosa, che ammorba gli indolenti. Peccato.

La viulenza!!!

La viulenza!!!

Il level design di Color Splash, d'altra parte, lascia di stucco per bellezza diffusa e fantasia. La mappa del mondo richiama (alla lontana, ma tant'è) la vecchia mappa isometrica stile Super Mario World. Le ambientazioni sono dannatamente varie, bellissime, abbacinanti, prismatiche. L'unico filo conduttore di cotanta e maestosa varietà è la carta: ogni dettaglio, ogni elemento e tutti i personaggi sono realizzati di splendida cellulosa digitale, che muove e anima teatrini di rara bellezza e abbastanza backtracking. Talvolta, inoltre, il GamePad diventa una tavolozza su cui ritagliare porzioni di schermo, permettendo a Paper Mario di avanzare qui e là, giocando con la composizione dei mondi e degli scenari. Nulla di chissà quanto innovativo, per carità, ma frechete.

La folle bellezza. 

La folle bellezza. 

Il fatto è che Paper Mario: Color Splash vive grazie a una smodata quantità di micro-elementi cartificati che vanno assaporati intensamente, per un gioiello di level design da perlustrare con gli occhi sgranati e il sorriso spalancato, mentre un'orchestra di giapponesi esegue brani che, come al solito, non c'è paragone, numero uno. Non è un Paper Mario perfetto, questo. Anzi, è discretamente lontano dalla perfezione utopica caldeggiata dai fan più attempati, eppure Color Splash merita l'acquisto e tutto il vostro gameplay. 

Ancora una volta, si tratta di uno di quei giochi made in Nintendo che non riescono più ad arrivare all'ideale e ambitissimo nove in pagella. Ma poco gli manca, in fondo. Detto da uno che non gioca manco a scopa, per tanto che le carte gli stanno sul cazzo.

Ho giocato Paper Mario: Color Splash grazie a un codice arrivato da Nintendo Italia, sul mio Wii U appena rientrato a casa da una vacanza in montagna a base di arrosticini e chitarre acustiche davanti a un falò. Il GamePad era sudicio e profumava di ovino abruzzese. Vuoi mettere? Ah, come al solito, se acquistate il gioco su Amazon passando dai nostri link ci fate ricevere una piccola percentuale di quanto spendete, senza sovrapprezzi per voi. Potete farlo su Amazon Italia a questo indirizzo qui o su Amazon UK a quest'altro indirizzo qua.

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