Dear Esther e la Narrazione nei videogiochi

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Questa discussione ha 2 partecipanti, contiene 2 risposte, ed è stata aggiornata da  Gidus 348 giorni fa.

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08/06/2012 in 14:41 #57425

Gidus

Non ho trovato un topic dedicato quindi ne apro uno.

Giocato e finito in un’ora e mezzo.
Boh, sono rimasto spiazzato, parlare di giocare mi sembra azzardato, forse dovrei coniare un termine tipo “esperienza virtuale/sensoriale narrativa interattiva” ma diventerebbe una cosa troppo lunga e capite da soli…
In ogni caso se dovessi analizzarlo con il piglio del giocatore dovrei gettarci sopra vagonate di cacca innalzando totem al dio gameplay. No. Sarebbe assolutamente ingeneroso nei confronti di un titolo che non ha lo scopo di intrattenere bensì quello di raccontare. Ecco, DE è un esperienza narrativa (ci siamo…) prima che un videogioco. Anzi, è solo quello, cassiamo direttamente per un momento la nostra concezione di videogioco e acquisiamo una prospettiva più ampia che includa in questo media anche prodotti che non sono affini a concetti di “sfida”, “azione”, “gameplay” ecc. Proseguendo una discussione cominciata nel topic di witcha 2 con il buon J VR è venuto fuori che ogni mezzo dovrebbe sfruttare le sue particolarità per fare quello che gli riesce meglio; quindi, ad esempio, i libri per raccontare storie, i videogiochi per giocare. Io trovo che sia scorretto limitarsi a categorizzare e piazzare paletti di confine anche e soprattutto per quanto riguarda la narrazione: trovo che ogni mezzo sia perfettamente adatto purché utilizzi le sue peculiarità per narrarare qualcosa in maniera diversa. DE è un bellissimo esempio di come, a mio avviso, dovrebbero essere raccontate le storie nei videogiochi. Gli autori possono sfruttare particolarità come interazione, immersione e realtà virtuale per creare un’esperienza percettivo/sensoriale capace di veicolare contenuti, emozioni e sensazioni in maniera qualitativamente diversa da come lo possono fare libri o film, e certamente non meno dignitosa. Semplicemente diversa. Ma perché spesso le storie dei videogiochi sono pessime e poco appassionanti? Aldilà dei contenuti intrinseci credo sia dovuto anche al fatto che gli sviluppatori inseguono la strada della “contaminazione cinematografica”; un esubero di cut scene, scende pre render, fmv non fanno altro che sfruttare malamente le capacità del media facendolo sembrare il cugino scemo di un tipo di cinema che non potrà mai essere. Per questo possiamo vedere che giochi “narrativamente superiori” come Half Life 2 funzionano benissimo, e meglio degli altri, senza l’utilizzo di nessuna cut scene. Inoltre, come già accennato, un altro grosso errore che possiamo fare è approcciare “giochi” di questo tipo guidati da una concezione classica di intrattenimento, alla ricerca di quel gameplay profondo a cui siamo tanto affezionati. E’ una specie di suicidio esperenziale. E’ come andare al cinema e lamentarsi di non poter spostare la telecamera a nostro piacimento. Quindi, in definita, direi che c’è spazio per tutti, c’è spazio per il “gioco”, c’è spazio per la narrazione. La prima vera e unica limitazione nella fruizione di ognuno di questi prodotti siamo noi stessi che prima di tutto abbiamo bisogno di accettarla e soprattutto di apprezzarne le qualità.

  • This reply was modified 349 giorni ago by  Gidus.
08/06/2012 in 18:54 #57562

J VR

C’avevo pensato ad aprirlo poi mi son reso conto che non sono il tipo da affrontare discussioni così complesse con il rischio di essere frainteso o peggio,esser preso sul serio.
In sostanza hai già detto tutto,ma il punto non è tanto come dovrebbero essere i VG ma come sono oggi.
E’ chiaro,come ho già detto,che le sperimentazioni non solo sono ben accette ma necessarie per trovare la sua forma,esempio,un gioco come Asura’s Wrath che al massimo è classificabile come anime interattivo,in se per se è anche interessate però immaginati se tutti gli action di colpo assumessero la sua struttura?
Altro,COD,non sono un appassionato della saga ma bisogna ammettere che il gioco è divertente,almeno fino a quando uno non seleziona lo “story mode” e si trova davanti lo scimmiottamento di un media verso un altro.
Ed è su questa strada che il videogioco sta andando,però bisogna anche essere clementi è dargli atto che si tratta di un media relativamente giovane.
Ora per farti capire cosa intendo prendiamo Kubrick che per lo più ha operato su sceneggiature non originali,ecco lui è riuscito li dove molti sbagliano,è riuscito a dare la sua personale visione dell’opera di origine usando i mezzi del cinema che per forza di cose il libro non può dare.
Ma tanto già lo so che alla fine succederà che il videogioco diventerà film e viceversa.
L’immedesimazione più completa,vabbè è una cazzata buttata li tanto per,però a ben guardare come procede l’evoluzione tecnologica manco tanto campata in aria. :-D

09/06/2012 in 14:43 #57791

Gidus
J VR ha scritto:
C’avevo pensato ad aprirlo poi mi son reso conto che non sono il tipo da affrontare discussioni così complesse con il rischio di essere frainteso o peggio,esser preso sul serio.
In sostanza hai già detto tutto,ma il punto non è tanto come dovrebbero essere i VG ma come sono oggi.
E’ chiaro,come ho già detto,che le sperimentazioni non solo sono ben accette ma necessarie per trovare la sua forma,esempio,un gioco come Asura’s Wrath che al massimo è classificabile come anime interattivo,in se per se è anche interessate però immaginati se tutti gli action di colpo assumessero la sua struttura?
Altro,COD,non sono un appassionato della saga ma bisogna ammettere che il gioco è divertente,almeno fino a quando uno non seleziona lo “story mode” e si trova davanti lo scimmiottamento di un media verso un altro.
Ed è su questa strada che il videogioco sta andando,però bisogna anche essere clementi è dargli atto che si tratta di un media relativamente giovane.
Ora per farti capire cosa intendo prendiamo Kubrick che per lo più ha operato su sceneggiature non originali,ecco lui è riuscito li dove molti sbagliano,è riuscito a dare la sua personale visione dell’opera di origine usando i mezzi del cinema che per forza di cose il libro non può dare.
Ma tanto già lo so che alla fine succederà che il videogioco diventerà film e viceversa.
L’immedesimazione più completa,vabbè è una cazzata buttata li tanto per,però a ben guardare come procede l’evoluzione tecnologica manco tanto campata in aria.

L’unico capace di quotare.

Sul fatto della giovinezza ti appoggio. E’ proprio per questo che sembra che siamo in una fase sprimentale e molto frammentata dove ognuno cerca di dare la proprio interpretazione. I blockbuster e i trilpa A ovviamente strizzano l’cchio al cinema e così abbiamo i vari MGS (che però meriterebbe un discorso a parte), LA Noire, Heavy Rain, mentre la scena Indie preferisce dedicarsi alla sperimentazione narrativa più pura…
Ecco, per esempio, Quanti Dream e David Cage sono stati sin da subito molto chiari verso il pubblico, si sono ritagliati il proprio spazio e hanno puntato più che sul video-gioco, sull’esperienza interattiva a tuttotondo. E’ un esempio dove la “contaminazione” è sfruttata bene perché l’obiettivo principale è creare un film con i mezzi del videogioco, laddovè la maggior parte cerca di creare un videogioco con i mezzi del cinema. L’esempio di Kubrick che hai portato è più che appropriato e potrebbe essere riconducibile ai vari tie-in che spopolano oggigiorno…Un gioco come Batman AA (che a me non piace, ma ammetto che sono io ad essere in difetto : D ) è un modo per riproporre, in chiave diversa, e assolutamente appropiata, il contenuto di un fumetto/film sfruttando appieno le potenzialità del media sul quale è costruito.

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